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Come parlare di terrorismo ai bambini

In questo delicato momento storico voglio condividere con voi questo articolo tratto dal sito “D Repubblica Mobile”. E’ importante parlare con i bambini di quello che accade nel mondo poiché il “fare finta di niente” incuranti del bombardamento di informazioni a cui sono sottoposti genera paura, angoscia e intolleranza. Questo articolo spiega COME parlarne ai bambini di tutte le età e agli adolescenti. Dott.ssa Silvia Gatti www.silviagattipsicologa.wordpress.com 15 luglio 2016 Strage di Nizza: spiegate l’orrore ai bambini DI ILARIA LONIGRO I fatti di Nizza, e prima ancora di Parigi e Bruxelles, ci riguardano tutti, e le immagini finiscono per travolgere anche i più piccoli, impreparati a riceverle. Il Garante per l’Infanzia invita genitori e insegnanti a parlare a bambini e ragazzi di guerra e terrorismo. Silvia Vegetti Finzi, psicoterapeuta dell’infanzia, scampata al nazismo a 6 anni, spiega come. Basta una tv accesa a una qualsiasi ora, in questo tsunami di edizioni speciali, o semplicemente uno smartphone, ed ecco che le immagini di attentati e panico degli ultimi giorni finiscono per travolgere anche i bambini, impreparati a riceverle. Fare finta di niente non serve. Il Garante per l’Infanzia: “Parlatene coi vostri figli, o cresceranno paurosi e intolleranti” Nel nostro Paese, il Garante per l’Infanzia Vincenzo Spadafora, dal sito dell’Authority, ha subito raccomandato: “Bene hanno fatto quegli insegnanti (e i genitori e i nonni…) a non nascondere la notizia perché parlare, confrontarsi, ascoltare i ragazzi è indispensabile soprattutto quando accade un episodio traumatico, scioccante. Senza contare che le nostre scuole sono sempre più multietniche, e i fatti di Nizza, Bruxelles, Parigi, mettono a dura prova la volontà di integrazione, inutile negarlo. Quindi bisogna lavorare di più in tal senso, e dare l’esempio, che è il miglior discorso possibile. Meglio ragionare insieme ai ragazzi e ai loro famigliari, come hanno fatto ad esempio in una scuola di Milano, che raccoglie 56 etnie diverse e una folta comunità musulmana. Quello che cerco di dire è che l’orrore arrivato nelle nostre case da tutti i tg va affrontato, va “spiegato” senza pregiudizi ai nostri figli e nipoti. Che insieme all’orrore arriva la paura, umana ma pericolosissima. Che la tentazione di irrigidirsi e giudicare c’è, è naturale e va combattuta. Che spiegare la guerra ai bambini è arduo compito, ma va fatto proprio per non bloccarsi in paure inconsce o consce”. La psicologa scampata da piccola al nazismo: “I bambini? Supereranno anche questo” Ma come si fa a spiegare ai bambini ciò che anche gli adulti trovano incomprensibile? Lo abbiamo chiesto a Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia Dinamica all’Università di Pavia e psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia. Per Rizzoli ha appena pubblicato “Una bambina senza stella. Le risorse segrete dell’infanzia per superare le difficoltà della vita” (229 pp., 18,50 euro). Classe 1938, figlia di padre ebreo, Silvia scampò alle persecuzioni naziste grazie a una falsa identità. Conosce bene lo stato d’animo di un bambino messo di fronte alla guerra. Ed è sicura di una cosa: “Dobbiamo avere fiducia nella capacità dei nostri figli di superare anche questo momento, come hanno fatto altre generazioni prima di loro, in momenti anche peggiori”. COME PARLARE A BAMBINI E RAGAZZI, I CONSIGLI DELLA DOTT.SSA VEGETTI FINZI Come spiegare la guerra e il terrorismo ai bambini che hanno meno di 5 anni? “Quando, ad esempio alla televisione, si sentono notizie più impressionanti, bisogna abbracciarli, prenderli sulle ginocchia, far sentire la nostra presenza fisica. È fondamentale farli parlare, ascoltarli attentamente, quindi dire loro: “Ci siamo qui noi, non avere paura, stai tranquillo”. Senza approfondire l’argomento, vista l’età. Un consiglio? Invitarli a disegnare la loro paura. Ma che sia un disegno a quattro mani. Se il bambino disegna cose cupe, noi aggiungiamo cose belle sul foglio, ad esempio fiori che nascono dalla paura, oppure strette di mano. Usare molto, insomma, l’aspetto visivo, come cura alla paura”. Come spiegare la guerra ai bambini tra i 6 e gli 11 anni? “Ai bambini che vanno alla scuola elementare, bisogna dire innanzitutto che non è in corso una guerra, bensì sono pochissimi uomini che, spinti dall’odio, agiscono contro gli altri, e che questo è un movente per cui tutti i buoni del mondo si stanno unendo tra di loro per combatterli, e prima o poi li metteranno a tacere. Considerato che a scuola possono avere compagni islamici, bisogna ricordare che i bambini devono restare tutti amici tra di loro, e coinvolgerli, tramite gli insegnanti, in qualche cerimonia per celebrare l’amicizia, ad esempio uno scambio di merendine. L’importante, per combattere la paura, è parlare”. E agli adolescenti? “Penso agli studenti delle scuole medie. A loro bisogna dare spiegazioni. È molto importante usare la carta geografica per far vedere ai ragazzini come questi gruppi partano da lontano, in questa Siria occupata, e spiegare che poche persone malintenzionate possono giungere da noi e la polizia sta facendo molto per difenderci. Se i ragazzini chiedono come è possibile che certe persone, nate e cresciute qua, diventino terroriste, bisogna spiegare che sì, sono tra di noi, ma che si sentono estranee, provano un disagio profondo, e che l’unico modo per superarlo è stabilire scambi di conoscenza: solo conoscendosi bene, non ci si sente più nemici”. Come devono comportarsi gli adulti? L’importante è non chiudersi in casa, andare fuori, dare testimonianza di fiducia e di speranza: non dimentichiamo che i bambini e i ragazzi sono in sintonia con le nostre emozioni. Lavorando su noi stessi, tranquillizzandoci, aiutiamo indirettamente anche loro. Link dell’articolo: http://m.repubblica.it/mobile/d/sezioni/attualita/2015/11/17/news/stragi_di_parigi_cosa_dire_ai_bambini_psico-2849885/
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