NewEntry.eu - PRIMAÉRA STAGIÙ DE l’AMUR: PRIMAVERA STAGIONE DEGLI AMORI
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PRIMAÉRA STAGIÙ DE l’AMUR: PRIMAVERA STAGIONE DEGLI AMORI

La primavera è la stagione del risveglio della natura, e con essa anche del risveglio dei sensi delle persone, soprattutto dei giovani, che favorisce la nascita di nuovi amori. Una volta, fra le tante simpatiche tradizioni dedicate ai nuovi amori c’era “cioca mars”: ragazzi del paese, dall’alto dei nostri colli, nel silenzio della sera, facendo baccano con vari oggetti urlavano nomi di ragazze non fidanzate, le pöte ( zitelle) e cantando la filastrocca Cioca Mars, richiamavano la loro attenzione di ragazze, cercando di accoppiarle con altrettanti ragazzi ancora liberi. Spesso però erano “accoppiamenti” impossibili e molto ironici. In tempi in cui le ragazze non avevano libertà di uscire da sole, se non poche ore di giorno, magari accompagnate da fratellini e sorelline, la fantasia non mancava, per fortuna, per sopperire a divieti e tabù in fatto di amore e di sesso. Perciò le ragazze erano abili ad inventarsi, complice la bella stagione, vari pretesti per qualche uscita. Occasioni per conoscersi, scambiarsi occhiate furtive, brevi incontri segreti, con la complicità di qualche “palo”, di qualche luogo che non destasse sospetto o angoli più o meno bui. D’altronde per i primi incontri romantici dovevano spesso bastare solo pochi minuti. Quando la cotta diventava qualcosa di più serio, per frequentare ufficialmente l’innamorata, il ragazzo doveva andare in casa di lei “a morose”, chiedendo il permesso ai genitori, che prima di dare il loro consenso si informavano sulla buona reputazione del pretendente. Le classiche sere di morose erano il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica pomeriggio. Le altre sere le ragazze ricamavano con amore biancheria per il corredo, sognando la futura vita matrimoniale. Sotto il rigido controllo della mamma di lei, i morosi “ i sa parlàa”, ma non solo: trovavano modo e tempo per scambiarsi baci e abbracci, “dè sfrüs”, tanto che, in tempi in cui i contraccettivi erano praticamente sconosciuti, molte ragazze, anche giovanissime, si sposavano in fretta e furia perché in dolce attesa. La famiglia cercava di tenere nascoste queste gravidanze, vissute con disonore, fingendo poi che nascessero neonati ”settimini”. In genere si cominciava da ragazzini a “fa muruse” e i fidanzati desideravano sposarsi altrettanto presto, all’incirca intorno ai vent’anni, per vivere in libertà il loro amore e formarsi una famiglia, scegliendo di solito i mesi primaverili o d’inizio autunno. Purtroppo questa sospirata libertà, se la coppia andava a vivere “in famiglia” ( quasi sempre quella di lui) era più limitata di quanto i neo sposi immaginassero e la convivenza tra suocera e nuora era in molti casi fonte di pianti, battibecchi e sottomissione forzata da parte della nuora. Per fortuna da molto tempo questa usanza è scomparsa e ogni nuova coppia va a vivere da sola. Man mano nel corso degli anni sono diminuiti i matrimoni celebrati in Chiesa, perchè molte coppie preferiscono unirsi solo in Comune. L’età degli sposi si è notevolmente alzata, per molti motivi, ma l’età più matura non dà purtroppo certezza di matrimonio duraturo e felice. Forse la troppa libertà, sia per gli uomini che per le donne, ha già soddisfatto ogni attesa, ogni emozione, ha tolto l’entusiasmo di scoprirsi, di amalgamare i propri caratteri con la spensieratezza e l’entusiasmo che, più si è giovani, più si affrontano con leggerezza. Molte coppie, inoltre, decidono invece di convivere, posticipando il matrimonio dopo la nascita dei figli o non programmando proprio un’eventuale data di matrimonio. “I murus”, ora spesso si definiscono solo “amici” e i conviventi si chiamano “compagni”. Quello che non dovrebbe mai mancare, definizioni a parte, dovrebbe essere la voglia di sentirsi sempre un po’ “murus”, per riuscire a superare piccole e grandi difficoltà che inevitabilmente si incontrano nel quotidiano, con un pizzico della spensieratezza di allora.
Ornella Olfi

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