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GRANELLI DI SABBIA

I territori che attraverso sono case concrete e case dell’anima, luoghi interiori e stanze d’ospedale, corpi feriti e anime provate. Ne esco carica di pensieri, a volte appesantita, a volte alleggerita. Quasi sempre con un profondo senso di appartenenza alla vita, alla comunità degli esseri umani. Le vite che incontro mi pongono interrogativi, e siccome tendo a ragionare più per sintesi che in modo analitico, sono più portata a trovare i fili che accomunano vite tanto diverse. Trovo somiglianze nelle differenze, intrecci che avvicinano esperienze lontane tra loro, condivisioni più che contrapposizioni. Il dolore per una disabilità, l’angoscia per una malattia che avanza e non dà scampo, la depressione per una separazione o un lutto, la fatica di fare i conti con le proprie difficoltà psicologiche… Situazioni molto diverse tra loro, ma accomunate da quegli sguardi gravi, carichi di domande, di sgomento, di paura di fronte a un percorso sconosciuto. E pur nelle grandi differenze, in quegli sguardi io vedo l’umanità, l’essenza profonda dell’umanità, che chiede di essere riconosciuta e amata. E quando la vedi, non puoi non amarla. Umanità nelle sue tante unicità.
“Aderire alla nostra esistenza, con tutti i suoi problemi, i suoi limiti, le sue peculiarità, è vitale (…) dovrebbe essere trasmesso di generazione in generazione insieme con le posate d’argento e i racconti popolari del tempo che fu.” Lo scrive Andrew Solomon, nel suo bellissimo libro “Lontani dall’albero”, storie di vite che hanno dovuto fare i conti con diversità importanti, a cavallo tra malattia e identità. Bambini sordi, nani, transgender, autistici e altri ancora. E le loro famiglie, catapultate in mondi sconosciuti. “Rumi ha detto che la luce entra in noi dalla ferita. L’enigma di questo libro è che quasi tutte le famiglie di cui parla hanno finito per essere grate per esperienze che avrebbero fatto di tutto per evitare.” E ancora: “Non è la sofferenza a essere preziosa, ma la perla che produciamo cercando di isolare il granello di sabbia che ci è entrato dentro. Della sabbia ruvida dell’angoscia non ci sarà mai scarsità.” Ecco, questi sono i fili che si intrecciano e accomunano vite tanto diverse: i fili del dolore, del bisogno di trovare soluzioni, forze nuove, nuovi equilibri; il bisogno di sfangarla, di uscire dai tunnel, di dare senso; la necessità di cambiare quando non avresti nessuna intenzione di cambiare; il desiderio di essere almeno un po’ felici. Pazienti malati di qualche malattia del corpo e dell’anima, individui con la loro storia unica: lavoriamo tutti per provare a trasformare in perle i granelli di sabbia che ci sono entrati dentro.

Chiara

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