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VOGLIA DI PARADISO

Pasqua ci porta ad intravedere il Paradiso, e ci invita a parlarne nell’unico modo appropriato che è quello dello stile pasquale, il paradiso appunto: cioè con gioia ed entusiasmo. Il Paradiso sarà una delizia interminabile, una risata eterna. Martin Lutero è convinto che là, “l’uomo giocherà con il cielo e con la terra, giocherà con il sole e con tutte le altre creature”. D’altronde Gesù non ha forse parlato del Paradiso come una festa di nozze (Mt 22,1.14; 25,1-13); non ci ha rivelato un Padre che ci dice: “Facciamo festa”. (Lc15,23)?
Il Paradiso sarà una quieta accesa; non certo un pensionato dove ci si annoia, ma una vita a tutto sprint. Il Paradiso sarà il luogo dove, secondo Sant’Agostino, vivremo tre verbi: faremo festa (vacabimus); ameremo (amabimus), loderemo (laudabimus) assieme agli angeli che, stando al teologo Karl Barth, di sera, suonano Mozart.
Il Paradiso sarà una sorpresa continua: un continuo aprirsi di sipari, uno dietro l’altro; e poi ancora, e sempre con il fiato sospeso, come quando si assiste ai fuochi d’artificio: mentre ne vedi uno, già speri nel successivo. Che bello essere contenti quando si è sicuri che la contentezza aumenterà! In Paradiso saremo in tanti: una moltitudine immesa (Ap.7.9). Non conosceremo la solitudine. Nel Paradiso, infatti, tutto è comunione, tutto è relazione: la Santissima Trinità è relazione: padre – Figlio – Spirito Santo; noi saremo intrecciati con Dio e, quindi anche tra noi.
Insomma, il Paradiso sarà, davvero, una cosa dell’altro mondo.
Lo scrittore Roberto Gervaso ci regala questa simpatica riflessione: “Se dall’aldilà nessuno è mai tornato indietro, vuol dire che non si sta poi così male!”. Più serio è il beato Giacomo Alberione: “Un’ora di Paradiso paga tutto”. Paga persino la morte, perché dopo la Pasqua, il cristiano può addirittura insultarla: “Dov’è, o morte, il tuo puntiglione?” (I Cor 15,55).
Dopo la Pasqua, si può scherzare sulla morte. Il fondatore della originale comunità di “Nomadelfia”, Don Zeno Saltini, ad esempio, ha ordinato che al suo funerale si facessero danze e, sorridendo, ha messo in guardia: “Se piangerete, vi tirerò una scarpa!”. Per chi è convinto che morire significa far Pasqua, è il minimo che si possa dire.
Don Pino Pellegrino

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