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PERCHÈ ?

Nel corso della nostra vita, possono accadere fatti molto tristi, toccanti, al punto da minare il nostro credo, la nostra Fede. Io sono cattolico anche se in realtà, non frequento molto la Chiesa, (colpa anche del mio impegnativo lavoro), però credo fortemente in Dio, essendo stato in prima persona (assieme ai miei famigliari), testimone di un Miracolo, la prodigiosa guarigione di mia zia: Suor Brunamaria Ghidelli; il Direttore di questo giornalino ebbe la bontà di pubblicare l’intera storia (era proprio intitolata: Testimoni di un Miracolo).
Posso affermare che nei momenti più bui, Dio (assieme alla mia famiglia), è stato la mia ancora di salvezza. Voglio raccontare una storia attinente a quanto detto prima. Anni fa, una sera, mi telefonò il mio amico Roberto, di Isola Dovarese, era disperato, in lacrime mi disse che la sua fidanzata lo aveva lasciato; “può capitare, non è la fine del mondo” - gli risposi, mi volle vedere perché aveva bisogno di sfogarsi. Quando arrivai da lui, lo trovai sconvolto: “senti Roberto, cerca di reagire, capisco, era da 5 anni che eravate fidanzati, ma bisogna mettere in conto che una storia può finire”. Lo andai a trovare per molte sere a seguire, cercavo di consolarlo, di tirarlo su di morale, sembrava tutto inutile; lo consigliai di rivolgersi al suo parroco per cercare un conforto, ma mi rispose: ”ho perso mio padre in seguito ad un tumore quando avevo 15 anni, e da allora non ho più messo piede in Chiesa”. Mi preoccupava il fatto che mangiava pochissimo, dimagriva a vista d’occhio, gli dissi di rivolgersi ad uno psicanalista, fortunatamente accettò il consiglio. Fece parecchie sedute dallo specialista, ma il suo morale era sempre sotto i piedi, però perlomeno ricominciò a mangiare.
Qualche tempo dopo, accadde un fatto terribile: un suo collega di lavoro perse la moglie in un incidente stradale, e rimase così da solo con il loro bambino di 5 anni. Quando Roberto mi raccontò questo fatto, io rabbrividii e gli dissi: ”e tu ti ammali perché ti ha lasciato la morosa?”.
Passato un mese dal terribile episodio, Roberto mi informò che Marco (così si chiamava il suo collega), non si era più presentato al lavoro, ogni volta che gli telefonavano, lui riagganciava senza dire nulla; così quando Roberto mi propose di andare a trovarlo a casa, accettai subito. Abitava in centro a Cremona, suonammo il campanello. “Ciao Marco, questo è il mio amico Giordano, ci fai entrare?”, “Certo, entrate pure”. Aveva un bambino bellissimo, “siamo tutti in pensiero per per te, al telefono non dici niente, come stai?” “Adesso molto meglio, è da 3 giorni che mi viene a trovare un sacerdote”, - “Un sacerdote? Ma se non sei mai andato in Chiesa in vita tua”, (Roberto rimase molto stupito). “E’ vero, me lo hanno mandato i miei vicini di casa, 2 anziani meravigliosi, se non fosse stato per loro, credo che sarei impazzito, il mio bambino li chiama nonni. E’ un Frate, ha un modo di fare, una umanità che mi ha profondamente colpito, mi ha proposto di entrare nella sua Comunità di Preghiera ed io ho accettato.
E tu Roberto, so che eri in crisi perché ti aveva lasciato la ragazza, vuoi venire assieme a me?”,.Roberto ci pensò su un attimo e poi rispose di si. Iniziarono così a frequentare la parrocchia di questo Frate (ho saputo in seguito che era molto conosciuto a Cremona).
Io finalmente, ricominciai la mia vita normale, ero stanchissimo, una sera uscivo con Roberto per tirargli su il morale, un’altra uscivo con la mia ragazza e al mattino in piedi alle 04,00 per mungere le mie bestiole. Passarono circa 2 mesi da quando Roberto e Marco iniziarono a frequentare la Comunità di Preghiera del Frate. Un giorno Roberto mi telefonò per dirmi che la domenica pomeriggio successiva, il Frate avrebbe presieduto la Messa: ”Devi venire ad ascoltare assolutamente le sue prediche, ci tengo tantissimo a fartelo conoscere” così accettai. Ci trovammo a Cremona davanti alla Chiesa, era strapiena di fedeli, quando il Frate prese la parola, ci fu un silenzio assoluto, tutti ascoltavano con una attenzione incredibile, come se stesse parlando Gesù Cristo in persona, in effetti me lo ricordava molto anche fisicamente (almeno nel mio immaginario). Il Frate avrà avuto al massimo quarant’anni, con la barba, il viso scarno ed un saio molto vissuto e scolorito, il suo modo di parlare, le sue coinvolgenti parole, lo facevano sembrare veramente ad un Messia.
Terminò la sua predica dicendo: “Ricordatevi, ogni bestio’ la fa el so ers (ogni bestia fa il suo verso), ma la verità è una sola”. Capii così da questo detto che era bresciano, infatti, quando Roberto e Marco me lo presentarono, me lo confermò, e mi chiese: “Set en bresa’ anche te?” - “Si Padre, io abito nell’ultimo paese della bassa bresciana” - “Beati gli ultimi perché saranno i primi” - mi rispose. Prima di salutarlo mi chiese se volevo far parte anch’io della Comunità di Preghiera: “Non posso Padre, so che ne trarrei vantaggio, ma il lavoro occupa tutto il mio tempo” - “Quando vuoi, la nostra porta è sempre aperta”. Fu l’unica volta che parlai con il Frate bresciano (di cui non ricordo il nome). Prima di salutare Roberto e Marco, facemmo una lunga chiacchierata, rimasi molto stupito dalla loro serenità, dalla loro pace interiore, mi dissero che avevano ripreso a vivere ed avevano avuto una risposta ai loro perché - “Qualsiasi cosa ci riserva il futuro, noi siamo pronti ad affrontarla”, mi dissero queste testuali e sorprendenti parole.
Per due persone che non frequentavano la Chiesa, direi che era avvenuto quasi un Miracolo.
Il dottore può dare una risposta ai malanni del nostro corpo, ma quando è la nostra anima ad essere ferita, il miglior medico è la parola di Dio.
Giordano

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