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ANGELI TERRENI

Avevo da poco finito il militare, mi trovavo nell’allora mitica e celebre discoteca Kiss Colossal Music Center di Ostiano (Cremona), quando conobbi una bella ragazza di Isola Dovarese, si chiamava Serena (mai nome fu più azzeccato perché era veramente una persona solare), mi disse che era un caso si trovasse in discoteca, perché solitamente la domenica pomeriggio la passava nella casa di riposo del suo paese, come volontaria. “Se domenica prossima mi vuoi rivedere, mi troverai al ricovero del mio paesello”. A me, quella bella e simpatica ragazza piaceva molto, così mi feci coraggio (solitamente non ne ho molto), e la domenica successiva andai alla casa di riposo di Isola Dovarese (paese famoso per il palio delle contrade che si svolge in settembre), entrai e chiesi di Serena, “Giordano, proprio non me l’aspettavo, vieni ti presento gli altri volontari”, mi accolse con un sorriso veramente radioso; i volontari erano in cinque (sei compreso me), tutti molto giovani (dai 18 ai 25 anni), mi presentò le Suore (all’epoca erano loro le dirigenti),ed infine gli ospiti della casa.
Poi mi spiegò le mansioni dei volontari: accompagnare in bagno le persone che faticavano a camminare (aiutarli a rialzarsi dal wc), lavaggio delle dentiere, svuotare e lavare i pappagalli ed altre piccole cose, una di fondamentale importanza: tener loro compagnia.
Dopo circa un mese, mi fidanzai con Serena, mi piaceva molto, aveva un gran carattere ed era straordinariamente altruista, era una donatrice di sangue, inoltre era anche iscritta all’AIDO (associazione italiana donatori organi), fu proprio lei a convincermi a diventare un tesserato AVIS, facendomi così provare la straordinaria gioia del donare. Aveva un modo di pensare sempre altruista, per il suo compleanno mi disse: ”se vuoi farmi veramente felice, non regalarmi niente, quello che spenderesti per me, donalo a qualcuno veramente bisognoso”.
Cominciava a piacermi veramente tanto passare la domenica pomeriggio con gli anziani del ricovero, aiutarli in piccole cose ed ascoltare le loro magnifiche storie; non erano proprio tutti tutti simpatici, stando con loro ho imparato che la vecchiaia acutizza pregi e difetti; chi è di indole buona, andando su con gli anni, diventa ancora più amabile, chi è di indole acida, diventa più stronzo. Mi colpiva il fatto che, quando arrivavano i loro parenti, me li presentavano dicendo: “questo è mio figlio Luca, è un ingegnere, questa è mia figlia Marta, è una professoressa di matematica”, se invece il loro figlio era un netturbino, un muratore oppure un operaio, non nominavano mai la loro professione, ma perché? I mestieri non sono tutti importanti?
C’era il Signor Piero, che ogni volta, quando arrivava suo figlio, me lo presentava dicendo: <eccolo qua mio figlio Astutillo, guarda che faccia da sveglio che ha, il nome l’ha scelto sua madre, era meglio se lo chiamavamo svegliet fo’ra, ha cinquant’anni, ha sempre fatto l’operaio e non è mai riuscito neanche a sposarsi>, quel giorno per me, è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso, non sono più riuscito a tenermi e gli ho detto: <Signor Piero, lei si dovrebbe vergognare, suo figlio si fa un culo così per pagare la retta del ricovero e lei lo tratta sempre peggio di un cane, cosa vuol dire fa l’operaio, io sono un contadino e mungo le vacche, e allora? Si guardi in giro, vede quanti anziani sempre soli, alcuni di loro sono mesi che non vedono i parenti, suo figlio, nonostante lei lo tratta come una merda, ogni domenica è qua a farle compagnia>, le mie urla fecero correre subito la Madre Superiore <Giordano sei impazzito? Questa è una casa di riposo, controllati !! >, Me ne andai senza dire una parola, la Madre aveva ragione, non c’era bisogno di urlare, la calma è la virtù dei forti, evidentemente io non lo sono. La domenica successiva appena entrato in ricovero, parlai con la Madre Superiore e dopo avermi fatto la romanzina, mi disse che potevo restare, ogni volta che passavo davanti al letto del Signor Piero, facevo finta di non vederlo, finché lui mi fa: <bresa’, ta set calmat?>, <sono calmissimo>, <meno male, lo sai che ho pensato tutta la settimana a quel che hai detto l’altra volta? Guarda che a mio figlio gli voglio bene, faccio così perché lo voglio spronare>,<certo che lei ha un modo strano per dimostrargli il suo affetto>,<ascoltami, hai scritto tu la lettera alla Signora Maria per i suoi novant’anni?>, <si, l’ho scritta io>,<devi farmi un favore, voglio che mio figlio sappia che gli voglio bene, che l’adoro, scrivi una lettera per conto mio>,<non può dirglielo a parole?>,<sai bene che non glielo dirò mai>, <va bene, le scrivo la lettera, però la scrivo di testa mia>.
IL testo di quella lettera è il seguente:
Caro figliolo, ho sempre usato la forca per spronarti, senza capire che, non solo ti ho inutilmente bucato il didietro, ma ti ho ferito il cuore, scusa se ti ho sempre tenuto in gabbia impedendoti di volare verso i tuoi sogni. Astutillo, perdonami, ti amo più della mia vita. Il tuo papà
La domenica successiva feci leggere la lettera al Signor Piero, il quale mi disse: <Giordano, se usi il badile come usi la biro, sei un grande agricoltore>, in quel momento arrivò suo figlio e così li lasciai soli. Astutillo prima di andarsene venne da me, mi guardò per qualche istante, ma era talmente agitato che non riuscì a dire una parola, mi diede una manata sulla schiena e se ne andò. Era passato un anno dal mio inizio come volontario, ero in macchina con Serena e quella sera lei era particolarmente pensierosa finché mi disse: <Giordano, ci ho pensato a lungo, credo che non mi sposerò mai, mi sento realizzata facendo del bene agli altri, non escludo che un giorno possa diventare missionaria, so che tu vuoi crearti una famiglia, avere dei figli, non mi sembra giusto tenerti legato a me, ti prego di perdonami, non serbarmi rancore”.
Per me fu un colpo molto duro, volevo veramente bene a quella ragazza, ma capii le sue ragioni, e cosi ci lasciammo.
Per altre due domeniche andai alla casa di riposo dai miei amici anziani, ma quando vedevo Serena, il cuore mi scoppiava, e così salutai tutti, fu un giorno d’addio indimenticabile, l’abbraccio del Signor Piero e di suo figlio, me lo sento ancora addosso, riuscirono soltanto a dirmi: <cancher den bresa’>, poi scoppiarono a piangere. Sarò sempre grato a Serena per avermi fatto conoscere il mondo del volontariato, per me è stato il periodo più importante della mia vita, conservo ancora dentro me, come fossero preziosi monili, i sogni di quegli anziani che con i loro racconti mi hanno affidato.
Penso che in ogni piazza, dovrebbe essere eretta una statua in onore ai volontari, questi Angeli Terreni che dedicano il loro tempo libero al bene degli altri, pagati soltanto dalla loro gratitudine.
Giordano

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