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In Libreria: IL PAESE DI POLVERE E DI VENTO di Hamida Ghafour

La nostra biblioteca, situata a Remedello Sotto in prossimità della scuola dell’infanzia, in piazza Ruzzenenti, vi aspetta con tante altre novità ogni lunedì e giovedì dalle 17 alle 19. Se volete contattarci e verificare la disponibilità dei vostri libri preferiti telefonate al numero 328-1807645. “I libri più letti” 1° Le luci di settembre di Carlos Ruiz Zafón 2° Ave Mary di Michela Murgia 3° Nessuno si salva da solo di Margaret Mazzantini “Perché leggerli” IL PAESE DI POLVERE E DI VENTO di Hamida Ghafour L’autrice è nata in Afghanistan nel 1977. Nel 1981 la sua famiglia è fuggita a New Delhi, in India, in seguito all’invasione sovietica e ha ottenuto asilo politico. Quattro anni dopo è emigrata in Canada. Dopo aver lavorato per diversi giornali a Toronto, si è trasferita a Londra, dove vive tuttora, con l’incarico di corrispondente del Daily Telegraph. Dopo l’11 settembre, è stata inviata in Afghanistan. Il paese di polvere e di vento è il racconto del suo ritorno in patria alla ricerca delle sue radici. Hamida é inviata in Afghanistan dal giornale presso cui lavora e questo libro è si il reportage sulle condizioni politiche, economiche, culturali e sociali del paese dalla fine dell’ottocento ai giorni nostri ma nel contempo é anche la scoperta dei luoghi d’origine della sua famiglia. Abituata agli usi e i costumi del paese occidentale dove erano emigrati i suoi genitori non ha mai mostrato grande curiosità per le usanze del paese natio. L’inizio della sua ricerca è data oltre che dall’interesse mediatico sull’Afghanistan dopo l’attentato delle “Torri gemelle” ed il successivo intervento della Coalizione in quel territorio, anche da una vecchia foto, avuta da uno zio, che ritraeva una donna trentenne dal viso scoperto: la nonna materna nata nel 1918; una poetessa acculturata e liberale che ha vissuto in un Afghanistan molto diverso da quello da noi conosciuto con l’avvento al potere dei talebani e di Bin Laden: quei fanatici che imponendo il loro “credo” religioso hanno diffuso una cultura che ha riportato il paese a com’era nel diciassettesimo secolo. Accompagnandosi a colleghi, operatori umanitari, indigeni conosciuti durante il viaggio, esuli afghani ritornati in patria con l’intento di ricostruire il paese e militari sul territorio per garantirne la sicurezza, fa un racconto lucido degli avvenimenti succedutisi: l’indipendenza dal dominio inglese, l’invasione della Russia, l’intervento finanziario dell’America per contrastare tale invasione, la guerra civile, la rappresaglia americana per combattere i talebani nel proprio paese (successivamente agli attentati suicidi di Al Qaeda negli Stati Uniti), l’intervento dell’ONU, l’insediamento delle forze di peacekeeping (ISAF) comandate dalla NATO, le elezioni del presidente Karzai nel 2004; fino alla mancata smilitarizzazione del paese da parte dei paesi membri della Coalizione chiamate ad affiancare le forze militari locali per difendere il territorio dai continui attacchi suicidi dei ribelli. Nel contesto socio politico non manca di narrare gli usi ed i costumi del paese attraverso la vita della sua famiglia passata dal periodo liberale della nonna a quella di esuli dei genitori, delle condizioni di sudditanza delle donne, dell’”oscurantismo” imposto dai talebani (distruzione dei Buddha e del patrimonio artistico del paese) e dei tentativi, delle tante persone incontrate, di rimettere insieme i “cocci” del paese. Durante tutto questo periodo ci descrive un Afghanistan che “viaggia a due velocità”, le città che si adeguano alle leggi dei vari governi che si succedono e le campagne che principalmente seguono le tradizioni tribali. Sua nonna scriveva che le nuvole di primavera piangevano per la miseria e l’ignoranza in cui vivevano i pashtun, anche Hamida al ritorno da questo viaggio, con la fronte appoggiata al finestrino dell’aereo, piange; è arrivata alla conclusione che poco è cambiato nel suo paese perché è stato ed è tutt’ora prigioniero degli interessi altrui e pur provando faticosamente a ricostruire la sua identità di popolo, per riaffermare la propria indipendenza dagli invasori, di ogni parte del mondo e di ogni credo politico e religioso, non c’è ancora riuscito. Questo non è proprio un romanzo né un libro propriamente rilassante; è un ampio scorcio temporale sull’Afghanistan, che ci offre una visione ben diversa da quella alla quale siamo abituati tramite giornali e televisione. Angela Gaboardi
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