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“Perché leggerli” “GLI OCCHI DI ORIANA” di Sandro Sechi

Sandro Sechi, 42  anni,  é nato a Sassari e si è laureato in Letteratura russa a Milano. Emigrato a New York è stato assistente di Oriana Fallaci negli ultimi anni della sua vita, fino al maggio 2005. Ha raccontato quella straordinaria esperienza nel libro “Gli occhi di Oriana”. In America,  a Manhattan, dirige la scuola di lingue «Italian Forever» presso il consolato d’Italia ed ha tradotto in inglese sia “Gli occhi di Oriana”, sia il libro “L’Angelo degli assassini” che ha scritto su Erik, il suo convivente.
Gli “occhi” di Oriana sono quelli dell’autore, giornalista dipendente della sede newyorkese della Rizzoli che ebbe l’incarico di fare l’assistente della nota giornalista-scrittrice e questo libro è il diario che ha scritto durante quell’esperienza di lavoro. New York inverno 2004, non la conosceva se non di fama ed attraverso una foto di Francesco Scavullo che immortalava il suo viso severo ma ora, all’età di 75 anni, incontrandola di persona, le pareva fragile. Ormai da anni combatteva contro l’alieno, così lei chiamava  il suo cancro; cercava di dominare psicologicamente quella malattia che non accettava, e se per un certo periodo aveva goduto di una tregua ora, “come la fenice che risorge dalle sue ceneri” si era ripresentato  ad un occhio limitandole fortemente la vista.
Sechi, che lei nei momenti “buoni” chiamava Sandrino o Neno, si presentava tutte le mattine a casa sua, al n. 222 della Sessantunesima, portandole i giornali; suonava il campanello e lei, ossessionata dalla sicurezza perché temeva un attentato da parte degli arabi, gli passava le chiavi perché potesse aprire il cancelletto. Solo più avanti, quando il loro rapporto diverrà fiduciario lei gli darà le chiavi della casa. Le loro giornate trascorrevano con la lettura dei giornali, la dettatura di lettere e le capatine ad un supermercato, dai prezzi esorbitanti, dove acquistavano lo champagne ed il cibo che lei amava cucinare personalmente. Alcuni giorni erano più impegnativi degli altri perché oltre alla routine doveva programmare incontri con degli ospiti od accompagnarla a fare la radioterapia all’occhio. La Fallaci si indignava spesso con il personale medico e paramedico; con i costi esorbitanti che pagava per le cure, non si sentiva adeguatamente riverita e curata e spesso li faceva oggetto delle sue invettive lasciando di stucco il povero assistente.
Quelle non furono le uniche sfuriate alle quali assistette, ce ne furono altre in contesti diversi.Finita la giornata lavorativa, mentre commentavano le notizie trasmesse dal telegiornale, si concedevano uno o più bicchieri di champagne, ormai era diventata un’abitudine anche per l’autore,  poi lei cucinava per tutti e due qualche manicaretto che a suo dire nessun altro sapeva fare bene come lei. La fedeltà che l’autore ha saputo dimostrare mutano la Fallaci in una persona amabile e premurosa che a poco a poco lo rende partecipe della sua vita. Gli racconterà del suo lavoro di giornalista-scrittrice e gli aprirà le porte di quelle stanze che prima di allora per lui erano state un tabù: un immenso salone, una libreria ricca di antichi e  rari volumi ed i suoi archivi personali ma…….
Come avrete intuito in questo libro-diario autobiografico l’autore racconta la quotidianità vissuta con questa donna dal carattere indomito e dalla personalità “granitica”. Confesso che temevo fosse l’ennesima speculazione sulla vita della Fallaci ma mi sono ricreduta. Leggendo i suoi libri ho sempre pensato a lei come ad un “mito” e mai come ad un essere umano ed inaspettatamente, queste pagine, mi hanno mostrato la sua umanità e la sua fragilità. C’erano dei momenti in cui ne aveva abbastanza di fare “la Fallaci” osannata dal mondo occidentale e temuta, per le sue idee, dal mondo arabo; avrebbe voluto essere semplicemente una donna che parla di ricette, che fuma, una dopo l’altra, le sue sigarette e gusta, da sola o in compagnia, un bicchiere del suo champagne preferito. Un libro che ritengo sincero, scritto con garbo, che emoziona. Il testo è pervaso dai sentimenti provati dall’autore: l’ammirazione, l’affetto, la dedizione ed un grande rammarico e senso di perdita quando non sarà più il suo segretario e non potrà più esserle vicino fino alla sua morte. La pubblicazione di questo libro gli costerà il posto di lavoro alla Rizzoli che aveva il monopolio informativo sulla leggendaria scrittrice.
Gaboardi Angela

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