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ABRAHAM LAKE E LE BOLLE DI GHIACCIO

Abraham Lake è uno specchio d’acqua di origine artificiale nato nel 1972 a seguito della costruzione della diga Bighorn Dam, sul fiume North Saskatchewan. La diga, alta 90 metri, ha creato un bacino lungo 33 km il cui livello delle acque fluttua di ben 40 metri durante l’arco dell’anno. Ciò che rende il Lago Abraham differente dagli altri laghi artificiali del mondo è il fatto che, trovandosi in Canada ed essendo sottoposto a particolari condizioni ambientali, tende a congelare durante l’inverno dando luogo ad un fenomeno chiamato “bolle ghiacciate”.
“Durante i mesi invernali, l’acqua viene lentamente ricondotta nel fiume per creare energia idroelettrica” spiega il fotografo Darwin Wiggett. “E dato che Abraham Lake si trova in una zona con scarsità di pioggia, riceve ben poca neve. Questa combinazione di poca neve e venti incessanti lascia il ghiaccio privo di una copertura nevosa, e il continuo abbassamento del livello dell’acqua causa la rottura del ghiaccio in modo simile alle placche tettoniche terrestri. E’ in quel momento che il lago diventa il sogno di ogni fotografo”.
In febbraio, infatti, quando le temperature possono oltrepassare i -40°C (con medie intorno ai -12/-20°C), le bolle di gas rilasciate dal fondale congelano in prossimità della superficie, creando uno spettacolo unico nel suo genere. Le bolle di ghiaccio nascono per via del rilascio di gas metano da parte della flora che popola il fondale del lago. Il metano rilasciato forma piccole bolle che tendono a concentrarsi man mano che salgono verso la superficie, più fredda rispetto al fondale; a determinate temperature, questi ammassi di bolle congelano in piccole sacche ricche di gas, costringendo le bolle successive ad accumularsi sotto queste sacche e a formare i “piloni” visibili nelle fotografie. “Anche se ho già camminato prima su un lago ghiacciato, il Lago Abraham mi ha fatto sentire completamente a disagio perché non era ricoperto da neve. Era troppo freddo per nevicare, sotto i -30°C” spiega il fotografo Fikret Onal. “Anche se la superficie ghiacciata era spessa circa 20 centimetri, mi ha terrorizzato non solo per il fatto che potevo vedere fratture in ogni direzione e vedere l’oscurità del lago attraverso la superficie trasparente, ma perché sentivo anche i rumori delle fratture che venivano da sotto il ghiaccio”.

Fonte: ditadifulmine.it

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