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MONSTER UNIVERSITY

Titolo originale: 

Monsters University

Nazione: U.S.A.

Anno: 2013

Genere: Animazione

Durata: 104 minuti

Regia: Dan Scanlon

Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios

Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

Dopo la pausa estiva, contraddistinta, come sempre, da un imperversare di film horror e affini (che non mancheranno anche nei prossimi mesi), la stagione del cinema ricomincia e lo fa alla grande. Ben due sono i cartoni animati, delle principali case di produzione, chiamati alla lotta (si fa per dire) per accaparrarsi i migliori incassi al box-office.

Punto di fuga dalla realtà quotidiana, senza voler criticare i loro antenati dello scorso secolo, quasi ormai alla perfezione in quanto a trama, tecnica e coinvolgimento grazie agli effetti tridimensionali, oggi la lezione di vita da applicare nel rapporto con gli altri (quella che fa sempre bene a tutti, grandi e piccini), ci arriva da alcuni coloratissimi personaggi che già abbiamo avuto il piacere di conoscere un po’ di anni fa.

Monsters University, infatti, è un prequel (così si chiamano le pellicole girate dopo la prima, ma che narrano eventi occorsi in epoca antecedente) della quasi omonima pellicola del 2001 (Monsters & Co.).

Un decennio fa scoprimmo che, accanto al mondo degli umani, vi era anche quello di spaventose creature impegnate, in un modo curioso, a produrre energia per il proprio mondo (immagazzinandola dalle urla di noi umani). Campioni in questo mestiere erano Sulley, un gigante colore blu e viola e Mike Wazowski, il suo valido collaboratore nonché grande amico. Il loro più acerrimo rivale, un lucertolone di nome Randall.

Oggi capiamo che a scatenare questa passione per gli spaventi è stata un gita con i compagni di classe presso la Monsters Inc.. Qui Mike, assistendo al lavoro di tanti suoi simili impegnati a raccogliere energia, capisce quale sarà il suo futuro: fare lo spaventatore. Si metterà di impegno, studierà sodo ma il primo passo da compiere è quello di iscriversi alla Facoltà di Spavento della prestigiosa università in materia.

Un incontro sbagliato, quello con il collega Sullivan (poco dedito agli studi e convinto che si può spaventare anche senza sudare sui libri), li vedrà cacciati dalla scuola. Dovranno mettere in atto una strategia per essere ammessi alle Spaventiadi, una sorta di gara fra confraternite dove, il vincitore, avrà aperta la strada per iniziare (o proseguire) gli studi.

Se la vedranno con il perfido rettore Tritamarmo, convinto che le qualità di spaventatore non siano per tutti, ma incontreranno anche degli amici che li aiuteranno nell’ardua impresa e coi quali entreranno a far parte degli Oozma Kappa (una piovra, un simpatico peluche un po’ deforme, una divertente creatura a due teste e un altro buffo personaggio). 

Catapultandosi nell’universo del college, il debuttante regista Dan Scanlon ci regala così una pellicola spassosa e divertente, dove i personaggi risultano ben caratterizzati (ognuno con i suoi connotati estetici e comportamentali) e calati nel contesto di una ricostruzione scenica estremamente fantasiosa e colorata.

Pur fotografato in un quadro non originale al cento per cento (ma questo succede spesso con i sequel o i prequel) e lasciandosi alle spalle la vena poetica e drammatica del precedente episodio, il film mantiene in equilibrio quello che è il lato emotivo con quello che è lo svago.

Con un simpatico rimando a riferimenti cinematografici e un 3D piacevole (ma non indispensabile), l’opera prima del regista, pur non essendo un capolavoro, piace perché è trascinante, girata con inventiva e perché spiritosa e vivace. 

E, naturalmente, come ogni buon cartone animato deve saper fare, trasmettere una sua morale che, anche qui, viene affrontata in maniera delicata e per nulla forzata. 

I sogni della nostra vita, a contatto con la cruda realtà, non sempre si possono realizzare. Ma l’importante è non scoraggiarsi, avere sempre fiducia in se stessi ben sapendo che, con l’aiuto di chi ci sta attorno, ci si potrà sempre realizzare in qualche altro ambito. L’importante è lo spirito di adattamento poiché non tutti potranno fare tutto.

Messaggio che coglieranno al volo i più piccoli ma che, certamente, non mancherà di smuovere anche la coscienza di tanti adulti.

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