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INGIUSTIZIE

Perché alcune persone nascono agiate, alcune più di altre mentre la maggior parte nasce in villaggi sperduti e dimenticati dagli occhi del mondo e delle coscienze, tra lacrime che non sono di gioia, tra urla di stenti e patimenti di fame e sete? Perché tu che sei comodo in casa con un bel tetto che ti protegge sulla testa, ogni sorta di comodità, ogni sorta di capriccio, il superfluo regna sovrano, non ti poni questo dilemma?

Sono ben in pochi a porselo, che magari saremmo anche più felici con meno cose, avere solo l’essenziale ci rende migliori, ci rendi più umani, ma anche io devo ancora apprendere questa lezione. Non possiamo più fare a meno delle comodità, ne siamo schiavi, non le usiamo per nostra finalità benefica, ma per mera pigrizia molte volte, non sapendo che spesso ciò che hai tu di più è perché è stato tolto ad altri l’essenziale, che tu usando inquini laddove non c’è niente, vivendo di sprechi, togli la vita (anche se involontariamente) a chi vive con difficoltà.

Io mi fermo a riflettere: tutte le persone che pagano per le scelte scellerate di pochi, non hanno colpa, crescono in ambienti già molto poveri da secoli, si abituano fin da piccoli a fare a meno di tutto, asciugano lacrime amare di continuo, non ricevono pietà alcuna se non da parte di qualche generoso donatore che però da solo non cambia la situazione. Noi votiamo ogni volta per gente che non fa altro che sottometterci sempre  più, che il voto non è libera scelta ma presa in giro, che non è assolutamente democratico votare, ma rivoluzionario non farlo, e si cambiano le cose solo quando c’è un solidale distacco dalle istituzioni.

L’unione fa la forza, proverbio trito e ritrito e mai considerato nel suo pieno valore. Sappiamo che noi come popolo siamo tanti ma chi si ribella viene lasciato solo a lottare contro mulini a vento, viene additato come sovversivo, non ce lo mostrano con la faccia di una persona che fa l’interesse di tutti, ma con la faccia di un anarchico bontempone.

Esistono varie categorie di persone, sono certa che alcuni credono veramente in ciò che professano, che hanno ideali ben saldi lontani dalla mondanità, ma la maggior parte si conforma alla corrente, sbagliata o giusta che sia, non hanno idee, sanno solo ripetere slogan e luoghi comuni. Si è fatto un gran parlare finora, ma noi come popolo italiano non abbiamo agito molto, o comunque non tutti e non in maniera uniforme. 

Non sono necessarie rivolte coi forconi, semplicemente una consapevolezza superiore del fenomeno crisi che non è creato principalmente da noi che smettiamo di comprare, ma da coloro che vogliono renderci la vita impossibile, da coloro che detengono il famoso potere, da chi dovrebbe tutelarci e invece ci svende al miglior offerente.

L’Italia non è più Italia, non lo è mai stata, metti insieme popoli dalle discendenze più diverse e pretendi si sentano tutti parte di una stessa nazione? 

Impossibile! Impossibile mettere tutti d’accordo, impossibile che sia uno che scelga per tutti, ci sono troppe teste differenti, troppi modi di concepire la vita.

Come la vedo: l’Italia è una bella prostituta che svende i suoi beni culturali e turistici, svende i suoi marchi e il suo prestigio per colpa di bocche troppo grandi e mai sazie, questo corpo di stivale così martoriato e violentato non ha ancora smesso di sanguinare e noi come popolo siamo i primi a fregarcene.

Vedi la gente che corre ai comizi dei vari politici, ma non è con lo sbraitare slogan e applausi che sani i mari, che pulisci l’aria, che chiudi fuori l’inquinamento dal mondo, per questo c’è una lunga strada stretta e tortuosa fatta di scelte difficili e buon senso. Dopo che abbiamo tutti parlato torniamo a casa, ognuno credendo che la sua firma cambi le cose, o almeno ci vuole credere, ma finchè il potere non è del popolo nulla cambia.

Concludo dicendo che se vogliamo il vero cambiamento dobbiamo essere uniti, dobbiamo farci idee NOSTRE, non correre ai seggi a ogni elezione, ognuno nelle sue diversità può rispettarsi e lavorare per un bene unico che si chiama GIUSTIZIA PER TUTTI.

 

 

Laura Casarini

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