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Veleno di Cristina Zagaria

Non perdetevi il prossimo evento della biblioteca previsto per l’8 febbraio alle ore 21 presso la Sala Civica a Remedello Sopra. Verrà presentato il libro: “La storia della nonna bambina. La Shoah raccontata ai bambini” di Susanne Raweh.

Cristina Zagaria 37 anni, è originaria di Taranto. Giornalista de la Repubblica, dal 2007 vive e lavora a Napoli. Tra i suoi libri Miserere: vita e morte di Armida Miserere, L’osso di Dio, Malanova; storia vera di Anna Maria Scarfò, la prima donna in Italia costretta a vivere sotto scorta dopo aver denunciato i suoi stupratori (tradotto in Germania, Francia, Olanda, Russia e Grecia).
Daniela Spera é una farmacista ed è tornata a Taranto dopo anni perché sentiva la mancanza della sua città, della famiglia, di qualcosa. Un qualcosa d’indefinito. E’ tornata per cercare una direzione, un senso alla sua vita in cui, finiti gli appuntamenti urgenti degli studi, laurea, specializzazione e master, ha cominciato ad oscillare girando su se stessa. Sarà l’età, il giro di boa dei 30 anni. E’ tornata per un bisogno senza volto e l’unico volto che continua a ripresentarsi davanti a lei è quello della città che non dorme mai, la città dei 256 camini; l’ILVA.
Estate 2009 Daniela è stanca del lungo viaggio, programma la sveglia sul cellulare per l’indomani, il suo primo giorno di lavoro a Taranto, e si sdraia sul letto. “Le finestre sono aperte, apre e chiude gli occhi, vede la stanza piena di stelle e pensa:”La stanchezza mi dà le allucinazioni”. Piccole lame di luce danzano sospese nell’aria, agita le mani, prova ad afferrarle, appena le stringe tra le dita le stelle diventano grani di luce e di farina nera.”
Nella città incontra persone che lottano per la vita, che non protestano e convivono con malattie terribili e per tutti è normale, fa parte della loro quotidianità, proprio come quei camini che si stagliano sull’orizzonte della città. L’art. 32 della Costituzione italiana recita la salute è un diritto”. “E allora la normalità del quotidiano va difesa: la normalità che ti consente di poter vivere nella tua città, la normalità della salute, del diritto a respirare, la normalità in cui chi sbaglia paga e non esistono sotterfugi, scappatoie, autorizzazioni costruite su misura, accordi. Anche la morte fa parte della normalità, l’omicidio no.” 
Conoscerà Tina, una ragazzina  con problemi di respirazione, Renato Rossi malato di MCS (sensibilità chimica multipla) e poi Sergio, Enzo, la madre di Elisa, Anna, Tiziana, Uccio e tanti altri, la maggior parte residente nei quartieri Tamburi e Borgo e malati a causa dell’inquinamento che minaccia Taranto. Ma sarà dall’incontro con Renato che sentirà il dovere di fare qualcosa per lui, per gli altri nelle sue condizioni, per la cittadinanza, per la città. Così, come Julia Roberts nel film “Erin Brockovic” ha sfidato e sconfitto le multinazionali americane, anche lei, con coraggio e atto d’amore, inizierà la battaglia morale, civile e legale contro l’Ilva di Taranto; “la fabbrica che produce acciaio e morti, la fabbrica che tiene in ostaggio la città. Salute o lavoro. Presente o futuro. Sfiducia o reazione.” I cittadini di Taranto si trovano nella condizione di farsi la guerra fra chi sostiene il lavoro e chi la vita. “Ma un lavoro che uccide non è un diritto, è un delitto”.
E ribadisce “Si sono fidati e chi ha deciso per loro li ha ridotti in questa squallida condizione.”  ” Siamo dannati”. “Viviamo in questa città prigionieri della paura, avvelenati giorno dopo giorno, non solo dalle industrie ma dalla nostra apatia, dal torpore cosciente di chi ci ha governato e dalla passività incosciente di ogni cittadino. Siamo ostaggi. Ostaggi del lavoro e della fabbrica.” Essere protagonisti delle scelte è un diritto-dovere, bisogna esserne gli interpreti principali.
Daniela, con determinazione, si documenta sulla cronistoria dell’ILVA, un insediamento siderurgico iniziato negli anni sessanta e divenuto nel tempo  il più grande d’Europa, sull’inquinamento che  produce: (diossina, Pcb (polifluorobifenili), benzo(a)pirene, metalli pesanti,  polvere di minerale), sostanze chimiche che hanno contaminato l’aria, il mare e la terra della città. Ascolta le testimonianze di chi si è ammalato, le raccoglie in un dossier e successivamente sensibilizza al problema, tramite social net work e mass media, la cittadinanza e le istituzioni competenti. Gli sviluppi di questa inchiesta e le successive indagini della Magistratura, nella persona del gip Patrizia Todisco, hanno portato a varie condanne a carico della proprietà, al sequestro di beni e delle aree più inquinanti dello stabilimento. L’evoluzione di questa vicenda è stata ampiamente divulgata dai mass media nella cronaca degli ultimi  anni. Molto utile alla comprensione dei fatti é Il diario degli avvenimenti con il quale l’autrice termina il libro.
“Veleno” si legge come un romanzo ma i suoi personaggi sono ispirati da persone vere alle quali è data voce nelle ultime pagine. A Cristina Zagaria il merito di aver divulgato tramite questo libro-reportage la battaglia che sta sostenendo Daniela Spera, (responsabile del comitato Legamjonici), che dal 2010 è in prima linea, mettendo a disposizioni le proprie competenze e la propria determinazione, per la difesa della città, “avvelenata lentamente…. dall’industria, dalla bulimia del profitto, dai silenzi dei politici, dalla fame di lavoro, dai giochi dei sindacati, dall’ignoranza e dalla paura dei suoi cittadini a reagire”.
Dopo anni d’indifferenza e di strumentalizzazione attraverso l’efficace mezzo del ricatto occupazionale i cittadini di Taranto hanno preso coscienza e rivendicato il diritto al lavoro ed alla salute.
Gaboardi Angela

Gaboardi Angela

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