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Parole avvelenate di Maite Carranza

Nata nel 1958 a Barcellona, è laureata in antropologia ed insegna all’università. Ha vinto importanti premi letterari e scrive, in prevalenza, romanzi per l’infanzia e per ragazzi. Il clan della lupa (Salani, 2007; TEA, 2009) è stato un bestseller ed è stato tradotto, finora, in undici lingue. I successivi romanzi della trilogia La Guerra delle Streghe pubblicati in Italia sono Il deserto di ghiaccio (Salani, 2008; TEA, 2010) e La maledizione di Odi (Salani 2009, TEA, 2011). Parole avvelenate è stato pubblicato in Brasile, Slovenia, Francia, Corea, Messico, Olanda, Russia, Ungheria, Argentina. E’ stata invitata al Festival della letteratura di Mantova l’8 settembre 2013 con la presentazione di Simonetta Agnello Hornby.
Bàrbara Molina, dopo aver consegnato ai genitori una brutta pagella, lascia un biglietto nel quale annuncia d’andarsene, successivamente una telefonata disperata nella notte e poi, più niente. “Quel giorno l’incubo li ha presi alla sprovvista ed a poco a poco ha rubato loro la voglia di vivere. Da quando la figlia Bàrbara è scomparsa i coniugi Molina vivono come due morti viventi che da quattro anni sono tenuti in vita artificialmente ed anche i gemelli quindicenni, la stessa età di Bàrbara quando è sparita, sono silenziosi e schivi, strani per la loro età. Hanno imparato a non disturbare il dolore dei loro genitori. La loro infanzia è stata rubata.”
I personaggi principali della storia sono: l’ispettore di polizia,  la  ragazza, sua madre e la sua migliore amica. Ognuno narra il proprio punto di vista sulla vicenda e tutto si svolge nell’arco d’una giornata.
La sparizione di Bàrbara perseguita l’ispettore di polizia Lozano che é angustiato: é il suo ultimo giorno di lavoro e, né gli interrogatori, né gli accertamenti effettuati hanno risolto l’enigma. Rammaricato deve aggiornare sui fatti il suo successore e vuole farlo in modo che il caso non venga dimenticato. Sente il dovere di congedarsi dai coniugi Molina e va a trovarli. In casa c’è solo Nùria Solis, la madre, quarantatreenne infermiera che si è racchiusa nel suo dolore: si è persa nei suoi pensieri e nulla riesce più a scuoterla dall’apatia e dall’insicurezza che l’ha avvolta dopo la scomparsa della figlia. Non riesce a farsene una ragione, a darsi pace. I sensi di colpa, lentamente, la stanno annientando. Non c’è nulla di peggio che non sapere se Bàrbara sia viva o morta e spesso se la immagina mentre soffre, sola. Ed allora il senso d’impotenza la stritola. Vive per abitudine ma quando vede l’ispettore, nel suo  sguardo s’accende una scintilla di speranza. Sempre in attesa di una pista, un miracolo, un corpo. Ma anche questa volta s’è illusa.
Al contrario il marito, Joseph Molina, uomo preciso e meticoloso, rappresentante di gioielli, ha saputo fronteggiare la situazione. Nonostante debba viaggiare continuamente fa salti mortali per stare con la moglie ed i figli e per prendersi cura della famiglia. A suo tempo ha guidato le manifestazioni per la figlia, sempre in prima fila con lo striscione in mano, instancabile, affinché non si tralasciasse nessuna pista. Bàrbara, impertinente, brillante e curiosa, aveva trovato nella madre un’alleata complice che giustificava con il padre i suoi voti, gli abiti vistosi e le uscite serali con le amiche. Egli era un uomo severo, ossessionato dal pensiero d’imporre orari e controlli sulle compagnie della figlia ma, dovendo assentarsi per lavoro, scaricava le responsabilità sulla moglie che invece era di vedute più larghe. Questa differenza di visione aveva provocato più di una discussione fra loro. Cose da poco all’inizio, piccole bugie che però, nel tempo, erano cresciute, cresciute come Bàrbara che aveva conosciuto Martì, il ragazzo di cui era innamorata la sua amica Eva. Lui era un impostore, una testa calda ma anche un personaggio intrigante e lei se ne innamorò a prima vista. Ciò causò fra le due amiche, che avevano fatto sogni e grandi progetti per il futuro, l’inizio dei dissapori e dell’allontanamento.Squilla il cellulare di Eva e sul display appare il numero dell’amica. Non fa in tempo ad aprire la comunicazione che il telefono termina di suonare. E’ sconcertata.  Immediatamente richiama ma l’apparecchio risulta irraggiungibile. Riflette, dopo oltre quattro anni di silenzio quello squillo é un messaggio inequivocabile: l’amica le sta chiedendo aiuto. 
Bàrbara era prigioniera, la sua era una situazione di sudditanza nei confronti del proprio carceriere il quale abilmente l’aveva plagiata con parole che sembravano amorevoli ma al contrario la facevano vergognare, sentire colpevole, meritevole della condizione che stava vivendo. Erano parole avvelenate. Eva, che durante le indagini aveva agito male nei confronti di Bàrbara, ora può fare qualcosa per liberarsi dal peso che le grava sulla coscienza. Deve avvisare il padre dell’amica, deve avvisare l’ispettore Lozano... Questo giallo, pieno di segreti ed inganni, tratta il tema degli abusi sessuali sui minori, della violenza sulle donne, delle violenze famigliari.
Quando leggendo intuisci la verità, così mostruosa e così inconcepibile, ti prende lo sgomento: la sensazione che provi è quella di un pugno nello stomaco. E’ difficile poi riuscire a staccarsi dalle pagine.  In occasione della prima “Giornata Mondiale per le bambine e per le ragazze”,( l’11 ottobre 2012), l’ONU ricorda alla comunità internazionale quanto ancora sia più problematico nascere femmina che maschio, quanto, ancora, il genere sessuale rappresenti il principale fattore di discriminazione in molti Paesi, lo spartiacque tra un’esistenza libera ed una sottomessa, tra una vita normale ed una violata. In tale occasione ha diffuso dati secondo i quali, nel mondo, sono 150 milioni le ragazze che, ogni anno, subiscono abusi sessuali, almeno nel 56% dei casi, commessi da familiari. Le bambine sono il gruppo più marginalizzato e discriminato nel mondo. Anche l’Italia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, siglata a Lanzarote nel 2007,  introducendo così nel Codice penale l’art. 414-bis, che prevede il reato di istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia.  Il ministro Elsa Fornero, l’11.5.2011, ad Istambul,  ha firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne e quella domestica, documento che rappresenta il primo strumento giuridicamente vincolante per gli Stati, in materia di violenza, sulla popolazione femminile. La violenza sulle donne è infatti qui riconosciuta come una violazione dei diritti umani ed una forma di discriminazione.
Gaboardi Angela

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