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Mahatma Gandhi (6^parte)

La guerra indo-pakistana
Dopo l’indipendenza si creano forti tensioni politiche tra Pakistan e India dovute, sia alle violenze avvenute in seguito alla separazione, sia a questioni di controllo territoriale. Una delle tensioni più importanti è provocata dalla situazione del Kashmir. Il maharaja indù del Kashmir, al momento di scegliere se unirsi con l’India o con il Pakistan esita e lo stato viene rapidamente invaso dalle tribù islamiche locali e da irregolari pakistani. Il maharaja opta successivamente per l’unione con l’India, malgrado la popolazione sia a stragrande maggioranza islamica. Questa scelta aumenta la tensione nella regione. Si arriva così alla guerra indo-pakistana del 1947. Il governo indiano decide di non versare 550 milioni di rupie indiane al Pakistan. Questo versamento, previsto dagli accordi della spartizione dell’India, viene negato poiché alcuni dirigenti come Sardar Patel temono che il Pakistan lo utilizzi per finanziare la guerra contro l’India stessa.
Il 13 gennaio 1948, all’età di 78 anni, Gandhi inizia il suo ultimo digiuno a Delhi. Chiede che la violenza tra le comunità cessi definitivamente, che il Pakistan e l’India garantiscano l’uguaglianza per i praticanti di tutte le religioni e che venga effettuato il pagamento dei 550 milioni di rupie dovute al Pakistan. Gandhi teme che l’instabilità e l’insicurezza del Pakistan aumenti creando collera verso l’India e che la violenza passi le frontiere causando una guerra civile in India. Malgrado lunghi ed appassionati dibattiti Gandhi rifiuta di interrompere il digiuno ed il governo indiano si vede costretto a pagare la somma dovuta al Pakistan. Anche i dirigenti di ogni comunità, tra cui il Rashtriya Swayamsevak Sangh e il Hindu Mahasabha, gli assicurano che rinunceranno alla violenza. A questo punto Gandhi smette il digiuno bevendo un succo d’arancia.
L’assassinio
Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17, accompagnato dalle sue due pronipoti Abha e Manu, Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola da Nathuram Godse, un fanatico indù radicale che ha legami anche con il gruppo estremista indù Mahasabha. Godse riteneva Gandhi responsabile di cedimenti al nuovo governo del Pakistan e alle fazioni musulmane, non da ultimo il pagamento del debito dovuto al Pakistan. Prima di sparare, Godse si piega in segno di reverenza di fronte a Gandhi e, dopo l’uccisione, cerca di confondersi tra la folla e di fuggire; quando si accorge di essere braccato e di rischiare il linciaggio, però, rallenta il passo permettendo alle forze dell’ordine di catturarlo. Nel gennaio del 1949 comincia il processo nei suoi confronti che si conclude l’8 novembre dello stesso anno con una condanna a morte. La sentenza viene eseguita una settimana dopo, malgrado l’opposizione dei sostenitori di Gandhi.
Dopo la morte
In seguito all’uccisione di Gandhi, Jawaharlal Nehru si indirizza alla nazione via radio:
« Amici e compagni, la luce è partita dalle nostre vite e c’è oscurità dappertutto, e non so bene cosa dirvi o come dirvelo. Il nostro beneamato leader Bapu, come lo chiamavamo, il padre della nazione, non c’è più. Forse mi sbaglio a dirlo, nondimeno non lo vedremo più come l’abbiamo visto durante questi anni, non correremo più da lui per un consiglio o per cercare consolazione e questo è un terribile colpo, non solo per me ma per milioni e milioni in questa nazione».
Sul memoriale di Gandhi a New Delhi è inciso l’epitaffio (Devanagari): « Hé Ràm » traducibile con «Oh Dio». Viene largamente accertato che queste furono le ultime parole di Gandhi anche se alcuni lo contestano. Seguendo le volontà di Gandhi, le sue ceneri furono ripartite tra varie urne e disperse nei maggiori fiumi del mondo tra i quali il Nilo, il Tamigi, il Volga e il Gange. Due milioni di indiani assistettero ai funerali, durante i quali la bara del Mahatma fu trasportata su e giù per il Gange per consentire a coloro che stavano sulle sponde di rendergli omaggio. Il 30 gennaio 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della sua morte, sono state versate nel mare davanti a Mumbai le ceneri contenute nell’unica urna non ancora svuotata.
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