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L'uovo della morte

In Francia a Pasqua c’è una tradizione: la mattina, dopo colazione diverse famiglie si incontrano per un gioco. I genitori nascondono le uova di cioccolato nel giardino di casa e i bambini devono cercare il loro uovo personale. Ogni bambino ha diritto ad un uovo e tutti i bimbi cominciano la ricerca insieme. É un gran bel gioco!
I grandi fanno attenzione a nascondere un numero di uova uguale al numero di bambini in modo tale che tutti abbiano il loro dolce cioccolatoso. Le uova sono tutte buone ma sono diverse
fra loro, ci sono quelle con il cioccolato fondente e quelle con il cioccolato bianco, quelle con la carta azzurra e quelle con la carta rosa.
I bambini più abili possono permettersi di non cogliere le prime uova che vedono se non sono le loro preferite, i bambini meno abili invece dovranno accontentarsi di quello che rimane.
Tutti i bimbi che vogliono cambiare il loro uovo lo possono mettere sul tavolo in mezzo al giardino e vedere se qualche altro bimbo ha messo sul tavolo un uovo che preferiscono. Alla fine tutti i
bambini mangeranno il loro dolce e troveranno la loro sorpresina. C’è, nella regione dell’Alta Savoia, una famiglia particolare. I genitori vedono nella povertà un valore e nella sofferenza un mezzo di espiazione. La coppia fa giocare i 5 figli alle 5 del mattino e mette nel giardino solo 3 uova. I bambini più abili si guardano bene dal cercare l’uovo che preferiscono e si tengono il primo che trovano mentre i fratellini meno lesti rimangono senza niente. I due coniugi prendono per le orecchie i bambini senza uovo e gli mostrano come i fratelli più svelti siano riusciti a trovare il dolce pasquale: “dovevate svegliarvi, come al solito siete dei fannulloni voi due!”. I bimbi capiscono di essere la causa del loro male e soffrono in silenzio, dovevano essere più abili! Non capiscono che il problema è il numero delle uova nascoste. Troppo poche per tutti quelli che le cercano. Come quei bambini, gli Italiani disoccupati vengono convinti da giornali e tv di essere loro la causa del loro male, e di meritarsi la disoccupazione! Dovevano essere più abili, più svelti! Gli italiani, così, non capiscono che il problema è la domanda aggregata troppo bassa, che richiede sempre meno lavoratori, meno posti di lavoro. Troppo pochi per tutti quelli che cercano un lavoro.
E vengono convinti che occorre “ridurre il deficit”, mentre è proprio il deficit pubblico troppo piccolo che non porta la domanda aggregata al livello di piena occupazione.
E la realtà è che la sofferenza non è un valore, e non porta all’espiazione, ma solo ad altra sofferenza, come succede giorno dopo giorno, dopo anni di austerity.
Ivan Invernizzi

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