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Film “Una sconfinata giovinezza”

Ho visto solo recentemente il film “Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati che mi ha molto emozionato, riportandomi alla memoria episodi simili  vissuti anni fa. Interpreti eccellenti Fabrizio Bentivoglio e  Francesca Neri.
Il protagonista è un uomo di mezza età che nel pieno della sua carriera lavorativa di giornalista sportivo viene colpito dal morbo di Alzheimer e sua moglie lo assiste con tanta forza e tanto amore. Dalle prime insospettabili dimenticanze, attribuite allo stress, al troppo lavoro, fino al rapido peggioramento che porta l’uomo a diventare aggressivo con i superiori al lavoro, perchè ovviamente non possono più pubblicare i suoi articoli e a casa anche con la moglie. La mente malata di questa persona torna bambina, riportandogli a galla mille ricordi di quando, a 12 anni, rimasto orfano, fu accolto prima in casa di zii e poi mandato in collegio a studiare. Scorrono  nitidi episodi della sua adolescenza che lo fanno regredire nei comportamenti a quell’età. La moglie, dopo un breve periodo lontano da lui perchè la sua aggressività è diventata pesante e pericolosa, ritorna poi ancora ad accudirlo, vedendo in questo marito fragile, bisognoso di tutto, tornato bambino, quel figlio che non hanno mai avuto. Il film purtroppo finisce con la sparizione dell’uomo, che camminando in cerca del cane che aveva appunto da ragazzo, si perde chissà dove in campagna e non viene più ritrovato... Anche il flash della moglie di un collega di questa signora, malata pure lei di Alzheimer, mostrata mentre, regredita a quando aveva i bambini che andavano a scuola, prepara i pastelli per gli zaini dei suoi figli è molto triste e commovente, perchè è purtroppo la fotografia reale di uno dei comportamenti di questi malati. Situazioni in cui i familiari non riconoscono più i loro cari, che man mano l’aggravarsi dell’Alzheimer, diventano totalmente dipendenti, persone da accudire 24 ore su 24, perchè oltre che bisognose di cure, anche pericolose per se stesse  e per gli altri. Mi è piaciuta soprattutto la delicatezza con cui è stato affrontata una malattia così difficile e devastante qual è l’Alzheimer. Certo, nel film sono stati omessi degli aspetti inutilmente crudi da mostrare....ma chi ha avuto esperienze personali sa bene che seguire un familiare con questo morbo comporta problemi talmente grandi che non sempre si è in gardo di gestire da soli, sia nelle varie fasi che nel periodo finale della malattia. Non si dovrebbe perciò giudicare chi sceglie di ricoverarli in strutture specializzate... è una decisione molto sofferta ma in certi casi inevitabile.
Ornella Olfi

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