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Il cuore selvatico del Ginepro di Vanessa Roggeri

L’autrice è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali. Ama definirsi una sarda nuragica, innamorata della sua isola così aspra e coriacea, ma anche fiera e indomita. La sua passione per la scrittura è nata fin da quando la nonna le raccontava favole e leggende sarde intrecciate alle proprie memorie d’infanzia. Queste storie di una Sardegna antica, magica e misteriosa l’hanno segnata profondamente facendole nascere il gusto per la narrazione e il desiderio di mantenere vivo il sottile filo che ci collega a un passato ormai perduto.
Chi ha letto “La Biblioteca dei Morti” di Glenn Gooper ricorderà sicuramente la maledizione del settimo figlio, e cioè di Octavus, un gemello nato da un settimo figlio il 7/7/777.
Anche in questo libro, ambientato in Sardegna dal 1880, ricorre una maledizione: la notte delle animeddas, ovvero la notte delle anime.
“E’ una notte di riti e di credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte nasce una bambina: è la settima figlia di sette figlie e per questo è maledetta. E’ coga! “ (Secondo le leggende popolari sarde le Cogas sono streghe, dedite alle arti magiche e malefiche, dotate di poteri soprannaturali, che si nutrono di sangue umano soprattutto di neonati non ancora battezzati.) “Questa colpa non sua la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita.”
E’una notte tempestosa quella del 31 ottobre 1880, squarciata da lampi e tuoni, in casa Zara c’è apprensione ed agitazione perché, nonostante i riti superstiziosi e le preghiere, è nata la settima figlia, settimina, ed ha i segni del marchio diabolico. La sua famiglia,  per scongiurare la malasorte per sé e per il paese, deve liberarsene al più presto. Il padre non ha coraggio d’ucciderla e l’abbandona sotto le intemperie sperando che muoia di freddo.
Qualcuno però spia le gesta della famiglia. E’ Lucia, la primogenita, dal “coru-bonu”, che disattendendo la volontà dei genitori, raccoglie di nascosto il fagottino e lo porta in casa. Lo apre, vede la neonata, è sua sorella e le dà il nome di Iannetta. La piccola è di tempra forte, sopravvive alla notte e, secondo le credenze secolari, la famiglia non ha alternative; é costretta a tenerla. Da qui si dipanano le vicende degli Zara: della madre Assunta che si estranierà dalle esigenze dei congiunti, del padre Severino che non si perdonerà l’atto di debolezza e si alienerà nel lavoro, del nonno Efisio, delle sorelle Desolina, Pinella, Mariuccia e Fedela, che a causa della “coga” temono di restare zitelle, delle domestiche Cicita e Cesarina e dei compaesani.
Lucia è l’unica che non la teme perché intuisce che dietro le parvenze selvatiche c’è solo una creatura con un  disperato bisogno di sentirsi amata. La vita di Iannetta non è certo facile, i famigliari temono i suoi poteri, la odiano e la emarginano in seno alla famiglia: mai un sorriso o un gesto affettuoso. Lei diventa schiva e cresce sola, in modo selvaggio.
Nel paese dove vivono, Baghintos, tutti la evitano, la maledicono e  vorrebbero vederla morta.
Passano gli anni, destino vuole che la famiglia sia perseguitata dalla sventura e la colpa della malasorte ricade su Iannetta. Benché innocente si sente rifiutata, si convince d’essere una strega e si allontana rifugiandosi nel bosco. Neppure lì sarà lasciata al suo destino, tenteranno con ogni mezzo di sopprimerla ma lei “era troppo furba, se la cavava sempre. Le radici di ginepro non si possono estinguere così facilmente; la loro fibra è fatta di ferro e se fuori bruciano, dentro il cuoricino rimane vivo. Lo diceva sempre nonno Efisio.” L’autrice narra la realtà sarda di fine ‘800; una terra dove domina l’ignoranza e la superstizione. Descrive in modo circostanziato gli usi ed i costumi  di un popolo che nella vita di ogni giorno si lascia condizionare dalle credenze ataviche. E’ la storia di due sorelle e del loro rapporto forte e speciale che va oltre il vincolo di sangue. E’ un romanzo dove i personaggi suscitano sentimenti contrastanti: odio e amore, bontà e cattiveria e se alcuni brani fanno sorridere molti altri destano una profonda tristezza.
Gaboardi Angela

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