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Racconto della prigionia di mio padre

Gornati Bruno, nato a Milano il 27 dicembre del 1914, fu Sergente Maggiore e partecipò come volontario alle missioni in Grecia (Corfù), Etiopia e Albania. Nel 1942 fu fatto prigioniero sul fiume Don in Russia. Nel campo di concentramento viveva nelle baracche insieme ad altri soldati, per la maggior parte Alpini. Un accaduto spiacevole di quei tempi era che alla sera tra commilitoni ci si dava il saluto della buonanotte e al mattino qualcuno mancava sempre all’appello perché, durante la notte, a causa della fame o del freddo, moriva. La compagnia era addetta alla raccolta di cotone e per Caporale aveva una donna che al mattino passava in rassegna i soldati dando loro “una pacca sul sedere” (se sentiva un po’ di ciccia diceva abile o meno per il lavoro). Terminata la guerra nel 1945 cercò di rimpatriare in Italia ma alla frontiera era talmente stracciato che fu rimandato indietro; quindi per migliorare il proprio aspetto si fece un cappello con la sua pancera e scambiò l’orologio di cui era affezionato con dei vestiti e così riuscì a passare la frontiera. Durante il cammino verso casa, per sopravvivere, mangiava radici e patate. Arrivato a Bolzano, con suo grande stupore, vide che alcune signore indossavano la pelliccia e si ricordò che nel campo di concentramento dicevano che in Italia si moriva di fame. Il viaggio finì a Pescantina (Vr) e finalmente rientrò a Milano. Scrivo tutto questo per farlo sapere ai giovani d’oggi, cos’era veramente la guerra. Scrivo tutto questo per no dimenticare.

Gornati Mirella
(Casalmoro – Milano)

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