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Farcela da soli

L’altruismo, il fare qualcosa per gli altri, è un bisogno umano, ci fa stare bene. Lo comprendo, in fondo è anche una delle motivazioni che mi hanno spinta a fare la psicologa. Però proprio perché conosco bene questo slancio, ho dovuto fare i conti, negli anni, con  gli effetti collaterali.
Parlo di me  e della mia esperienza. Non quella professionale, ma nell’amicizia. Ad un certo punto, anni fa, mi sono accorta di non essere in grado di chiedere aiuto agli amici. Mi aspettavo che si accorgessero loro del mio bisogno, che a me sembrava evidente e assolutamente esplicito. Ma non lo era. E poi, dando sempre l’impressione di essere forte e presente per gli altri, gli altri finivano per riconoscermi in quell’identità. E io ci rimanevo male. Il sottofondo era il solito ritornello: “ecco, io ci sono sempre quando hanno bisogno, ma quando ho bisogno io…” Mi arrabbiavo, e tanto più ero arrabbiata, tanto meno ero in grado di esprimere quel sentimento. Mi ci sono voluti anni per provare a chiedere. E in particolare il passaggio è avvenuto con un amico. Un’amicizia profonda, cresciuta negli anni, che mi ha consentito di cominciare a dire ciò che mi faceva patire e che non mi andava, e ciò di cui avevo bisogno. Ho imparato a dire e a chiedere semplicemente, senza aspettare che crescesse troppo il malessere, a dire con chiarezza il mio punto di vista, il mio bisogno. Disposta a discuterne,  a mediare, ma partendo da lì. Sono anche stata fortunata, perché lui è lui, non tutti gli amici sono disponibili a questi dialoghi. Ma siamo cresciuti tutti e due, e abbiamo imparato entrambi: a dire, chiedere, rispondere. A esserci, come potevamo. E, cosa altrettanto preziosa, questo dialogo si è creato anche tra lui e mio marito. Non è tutto liscio. Ancora recentemente è successo di non essermi sentita aiutata da lui, di essermi arrabbiata per una sua latitanza, ma c’è stato lo spazio per dirlo, per parlarne, per capire, per sciogliere nodi e incomprensioni. Ecco, se devo dire questa è stata l’esperienza più importante: si può chiedere, l’altro può non sentire, e allora si può tornare a chiedere perché non mi hai sentita… Nella mia esperienza, ciò che mi impediva di tornare a chiedere erano la rabbia e il risentimento, il sentirmi ferita e lasciata lì, esposta, il senso di fiducia tradita. So bene che non sempre è possibile andare oltre quei vissuti, a volte per nostre difficoltà, a volte per le difficoltà altrui. Ma quando accade, è un balsamo che sana le ferite. Grazie, M. perché ci sei nella mia, nella nostra vita. La nostra amicizia è un dono prezioso di cui ci siamo presi molta cura e, mi auguro, continueremo a farlo. E un grazie anche agli altri amici stretti che camminano con me: non potrei immaginare la mia vita senza di voi.
Valentina

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