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Impediamo l’esportazione abusiva dei capolavori italiani

Impediamo l’esportazione abusiva dei capolavori italiani all’estero Non voglio più reagire contro le insensatezze di chi, per partito preso e senza conoscere le cose di cui parla, scrive appelli e raccoglie firme mortificando il lavoro e l’impegno di chi intende far conoscere il patrimonio artistico e italiano, contrapponendosi allo spreco di denaro pubblico per iniziative insensate. Per questo, usando il metro di astratta moralità di chi finge di avere a cuore il patrimonio artistico italiano, ritengo necessario denunciare all’opinione pubblica e alla magistratura quei professori che, umiliando il loro ruolo di pubblici ufficiali, prestano la loro opera prezzolata a mercanti d’arte che utilizzano le loro perizie in cataloghi e pubblicazioni, con lo scopo di pura mercificazione del patrimonio culturale. Indifferenti alla scandalosa vendita all’estero di capolavori da loro stessi periziati. Mi riferisco, per la documentata attività presso antiquari con sedi a Londra e a New York, a Francesco Caglioti, Andrea de Marchi, Giovanni Romano, Daniele Benati, Claudio Pizzorusso, Marco Tanzi, Raffaella Morselli, Jadranka Bentini.  Ognuno di loro ha fornito pareri a mercanti, incuranti del destino e dello sradicamento di opere d’arte dal loro contesto, non per essere esposte in mostre temporanee ma per essere vendute. Come nel caso recente della Madonna leggente di Annibale Carracci, trovata e periziata a Bologna da Benati, e venduta a New York. La magistratura ha disposto il sequestro del computer di Benati per seguire le tracce delle opere da lui privatamente periziate, parallelamente all’insegnamento universitario, e prestando stabile collaborazione con una galleria antiquaria, come è documentato dai numerosi cataloghi a sua cura. La insana complicità, e addirittura il costante servizio dello storico dell’arte che insegna all’università, in favore del mercante d’arte, con perizie e pubblicazioni e curatele di cataloghi di vendita, sono scelte gravi che minacciano non l’illimitato patrimonio dello Stato, ma il meno conosciuto tessuto di opere spesso importantissime in collezioni private, cedute all’estero invece che conservate in Italia. Questa complicità è un reato grave ed è necessario denunciarlo alla magistratura documentando la strisciante illegalità e l’omertà che la consente. La tutela del patrimonio artistico risponde a leggi precise. Ogni anomalia dovrebbe essere corretta da una normativa europea che, nell’assoluta trasparenza, garantisca la circolazione e la vendita delle opere d’arte, ma consenta allo Stato in ogni momento e in ogni paese dell’Unione, l’esercizio del diritto di prelazione. Le esportazioni abusive non possono essere legittimate dall’indifferenza, dalla irresponsabilità o dalla complicità degli studiosi. Ho la documentazione di tutte le opere uscite.
Vittorio Sgarbi
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