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La favola bella che ieri ti illuse, che oggi mi illude, o Ermione. G.D’Annunzio

La favola bella si chiama democrazia, almeno quella che i potenti spacciano per tale, perché fa il loro gioco
usurpandone il nome.
Alexis De Tocqueville, durante un suo intervento al parlamento francese, ebbe a dire che non era interessato all’etimologia e al luogo dove sorse per la prima volta la democrazia, pago del fatto che a suo avviso l’aveva vista operante negli Stati Uniti. Egli era nobile di nascita e certamente uomo di grande cultura.
La sua opinione per quanto lodevole va rettificata.
Primo perché le parole sono importanti, ognuna di esse, secondo perché è per loro mezzo che noi comunichiamo agli altri chi siamo, e infine perché le parole siamo noi persone, gli esseri che parlano.
Ciò che va ribadito è che ci fu un periodo storico solo, e ristretto nel tempo, in cui al mondo c’è stata la democrazia. Poi disparve e divenne ed è un’aspirazione. Attualmente fa parte del mito. Viene richiamata per giustificare un certo operato ‘democratico’ che con essa ha poco da spartire. Ci sono Stati che si fregiano del titolo di democratico, ma non lo sono, a partire dalla nostra Italia. Ultimamente qualcuno ebbe l’ardire di utilizzare l’espressione “esportare la democrazia” come se si trattasse di un prodotto, a tanto giunge l’arroganza e la supponenza di questi ‘signori’. Attualmente per lo più gli stati sono governati da un sistema rappresentativo, che per quanto ‘nobile’ o funzionale a me sembra una tirannide mascherata, in cui la volontà popolare non è tenuta, di fatto, in alcun conto. Va detto che non so se la democrazia sia il mezzo migliore di governare una città, una regione, uno stato, non lo so perché non l’ho mai sperimentata e il suo nome attualmente è usurpato. Preferirei che le persone che utilizzano questi regimi avessero il coraggio di chiamarli per nome, non lo fanno perché verrebbero smascherati per quel che sono. Non servitori del popolo, ma suoi sfruttatori, né più, né meno come al tempo delle dittature sanguinarie di tutti i tempi. Una caratteristica della democrazia è il coinvolgimento effettivo della persona, che paga sulla sua pelle, e col proprio borsellino, le decisioni che assume per sé e per gli altri, e non c’è posto per esenzioni e privilegi. I parolai, gli idealisti son messi alla prova subito. Alle spalle del palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea della Regione Siciliana, c’è, in un giardino prospiciente, un cippo, presumo eretto in onore e in memoria di chi sacrificò la propria vita per un ideale, perché il futuro fosse privo di ingiustizie... ai piedi di esso sta incisa questa frase: “Ai generosi la prigione fu reggia, il patibolo un trono”.
Quando l’ho letta sono rimasto in silenzio, un silenzio di ammirazione da una parte e di disprezzo per l’altra, perché ho comparato il loro sacrificio con la situazione attuale della loro Regione, indebitata che più non si può, l’arroganza del privilegio l’ha resa schiava, altro che sacrificarsi per renderla migliore! E se la Sicilia sprofonda le altre regioni han poco da gioire. Quando ne parlai con un mio conoscente, egli mi chiese “che fare?”, gli risposi che occorre coerenza. Se il regime abbattuto era criminale, l’attuale è migliore? Non sono un sostenitore del tanto peggio, tanto meglio e un po’ di storia la conosco, per cui non ho nostalgia, come traspare da certi discorsi che vorrebbero “l’ordine” di un tempo, che non c’era e c’era invece di peggio. Ma dichiarare di essere migliori solo a parole non suffragate da fatti non porta lontano. Anzi il richiamarsi al passato mi sa molto del tappeto dove nascondere le magagne della cattiva gestione del bene dei cittadini, che pagano anche con la vita ciò, non certo per sostenere l’arroganza del privilegio. Ecco perché sono un sostenitore della parola. Poi chiamiamo pure come ci piace il sistema politico in corso, ma non facciamolo per gabbare l’intelligenza altrui. Se lo zar era criminale, chi venne dopo non mi sembra che fosse migliore. Se lo scia era criminale, chi venne dopo non mi sembra che fosse migliore …. so per certo che essere coerenti costa, ma siamo persone tra persone, non pupi.
Dopo di che se il lupo ha fame non cerchi pretesti … quanto a me mi sto corazzando, perché almeno qualche dente ce lo rimetta. Un tratto non secondario, in qualsiasi regime ci si trovi a vivere, dovrebbe essere quello della reciprocità tra Stato e cittadino, nel rispetto reciproco e non nella diffidenza reciproca come è in Italia.
Perché di fatto siamo considerati dal sistema dei colpevoli, degli evasori …, fino a quando non proviamo il contrario, e questo non è molto democratico. Avessimo almeno il giudice di Berlino!
Purtroppo anche qua tra schieramenti e correnti democratiche ci va di mezzo il prestigio di una carica e la credibilità della magistratura, che dovrebbe essere l’egida su cui fare affidamento nel bisogno.
Perché un altro tratto caratteristico della democrazia è il giudice paladino della legge “uguale per tutti”, frase che andrebbe posta davanti e non dietro chi giudica. Di una cosa mi son convinto, sulla scorta di grandi uomini che mi hanno preceduto, e cioè che il potere quando non è servizio è tirannide, dopo di che si può pure ammantare di tutti i paludamenti che preferisce, tale resta e tale va soppressa.
Uomini liberi o uomini schiavi, a noi la scelta. Un altro mito da sfatare è quello che lega democrazia all’esistenza dei partiti. Sir Karl Popper nel suo “La società aperta e i suoi nemici” elenca alcune condizioni democratiche che sottendono l’esistenza di partiti politici. Ebbene quanti partiti abbiamo avuto in questi 70 anni?
Quanti uomini e donne si sono più o meno avvicendati nello ‘spolpare’ l’Italia?  Perché è questo il risultato che è sotto gli occhi di chi vuole vedere se è onesto!
Che ne è venuto a noi italiani di tutta questa marea di persone devote al ‘servizio del bene comune’? Di solito ci aspettiamo che una persona col crescere migliori, o almeno non peggiori, acquisendo esperienze nuove, imparando pure dai propri errori, correggendosi, purché questi errori non danneggino altri.  Per similitudine applico questo criterio a tutto il resto, dal Capo di Stato in giù o in su se più piace, specialmente per ciò che attiene a chi non si corregge affatto. E la somma finale è sconfortante. Noi riconosciamo come adulto chi si assume le proprie responsabilità. Quanti gentiluomini e gentildonne si sono assunti, pagando di tasca propria, di fatto, le proprie responsabilità, specialmente quando sono fonte di guai per gli altri? E lo sfacelo continua, persino ai giorni nostri nella Roma capitale … di quale Italia?  Una giovane assessore terminava un suo scritto dicendo “Buona fortuna italiani”, non credo alla fortuna ma mi unisco a lei nell’auspicio. A volte mi si chiede che cosa intenda per democrazia in senso positivo, ho trovato una risposta che credo sia più convincente delle mie povere parole nel libro Protagora scritto di Platone, a esso rimando.


Tomasi Armando
Torre Boldone
25-7-2015

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