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COSI’ SONO PARTITA PER UN LUNGO VIAGGIO

“Se ricominciasse, perchè questa volta dovrebbe essere diverso?”. Così, Marco mi ha detto, gli ha replicato Marta. Prima di smettere di rispondergli al telefono e chiudersi nel silenzio. Che dura ormai da quasi due mesi, e che Marco non ce la fa più a sopportare.
Per questo ha deciso di farsi coraggio e chiedermi un consiglio. Ha bisogno di capire come fare a dirle che la sua assenza è irreparabile. Ha bisogno di sapere come può spiegarle che è sicuro che, questa volta, tutto sarebbe diverso, e che la risposta è il cuore ad avergliela data. Marco e Marta sono miei amici e sono stati insieme quasi quattro anni. “E Jù, quattro anni sono tanti e importanti”, dice Marco. “Anche se negli ultimi tempi mi ero allontanato e non avevo fatto altro che riversare sul nostro rapporto tutte le frustrazioni e la rabbia che si erano accumulate fuori, soprattutto al lavoro”, mi dice. “Non ho mai smesso di amarla, ma di fatto l’ho allontanata. Sono io che ho sabotato il nostro amore”.
“In che senso?”, gli chiedo allora, pensando che è difficile sabotare un amore, e che quando si ama, l’amore ama tutto, ci ama così come siamo, ci ama persino se cerchiamo di sabotarlo.
“Nel senso che mi sto rendendo conto che la paura mi ha giocato un brutto scherzo. Avevo talmente tanta paura di non essere all’altezza delle aspettative di Marta, e di non essere capace di andare oltre una storia fatta di leggerezza, come diceva sempre lei, che inconsapevolmente ho preferito allontanarla invece di provare a fare il salto e creare con lei una famiglia”.
E poi mi racconta di quella farfalla arancione che si era posata sulla gamba di Marta quando erano al mare. Era l’inizio della storia e tutto era perfetto. E quella farfalla era diventata il loro simbolo: leggeri e felici come una farfalla che, quando vuole, vola via. E la famiglia?
E i figli? E la quotidianità?
La paura gioca sempre brutti scherzi.
Anche perchè, quando si ama, è difficile non avere paura. Si ama, e ci si scopre fragili e vulnerabili.
Si ama, e si capisce che il solo pensiero di perdere l’altra persona diventa insopportabile. E allora si rischia di fare tutto il contrario di quello che si vorrebbe.
Invece di accettare la dipendenza necessaria che ci lega all’altro, ci si irrigidisce. Invece di lasciarsi andare a quel sentimento oceanico – come diceva Freud parlando dell’amore – ci si allontana. Anche se poi si perde tutto. E allora sì che si spalanca veramente un abisso di dolore. “E quindi?”, mi chiede Marco che nel frattempo ha perso il filo e non riesce più a seguirmi. “Come faccio a farle capire che questa volta, se ricominciasse, sarebbe diverso?”.
“Se ha bisogno di tempo, devi aspettare. Sarebbe già un primo segnale. Permetterebbe a Marta di rendersi conto che sei capace di rispettare quello che ti chiede. E poi raccontale di quella paura che ti ha paralizzato. Raccontale tutto. E’ importante mettere un nome preciso su quello che si è vissuto”.
Certo, nessuno può promettere di cambiare, essere diverso, diventare “altro”. Ma quando si ama, si può promettere di aver amato e di aver avuto paura.
E di continuare ad amare e ad aver paura. E che, se la paura la si attraversa insieme, forse prima o poi finirà con l’essere meno forte. Allora sì che poi le cose possono essere diverse. Le cose, però.
Non le persone.

“Così sono partito per un lungo viaggio,
lontano dagli errori
e dagli sbagli che ho commesso,
ho visitato luoghi
per non doverti rivedere
e più mi allontanavo
e più sentivo di star bene
e nevicava molto però io camminavo,
a volte ho acceso un fuoco,
per il freddo ti pensavo,
sognando ad occhi aperti
sul ponte di un traghetto,
credevo di vedere dentro al mare
il tuo riflesso,
le luci dentro al porto
sembravano lontane
ed io che mi sentivo felice
di approdare
e mi cambiava il volto,
la barba mi cresceva,
trascorsi giorni interi
senza dire una parola
e quanto avrei voluto
in quell’istante che ci fossi
perchè TI VOGLIO BENE veramente
e non esiste un luogo
dove non mi torni in mente,
e avrei voluto averti veramente
e non sentirmi dire
che non posso farci niente,
avrei trovato molte più risposte
se avessi chiesto a te
ma non fa niente,
non posso farlo ora
che sei così lontana...”
Ti ho voluto bene veramente, il nuovo singolo di Marco Mengoni. Gran bella canzone che parla al presente dicendo “perchè ti voglio bene veramente”, invece il titolo parla al passato, è come un gioco tra passato e presente. Sicuramente la cosa importante è quello che succede dentro quindi il fatto di voler bene, che secondo me è molto di più dell’amare una persona. Perchè senza il Bene, l’Amore non esiste.

J.

Potete seguirmi su Twitter @La Ju o su Facebook La Ju Franchina o leggere tutti i miei articoli su alegraaa.blogspot.it

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