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La forza della solitudine

Remedello, 1/12/2010
Ricordo con commovente nostalgia gli anni trascorsi nella solitudine più nera, avvolta da una coltre di sguardi alla rovescia dove pochi sprazzi di luce riuscivano a penetrare la densa coltre di nebbia fitta.
Il 10 di maggio 2006, in un tiepido pomeriggio primaverile, mentre giocavo in cortile con Vittoria, lo squillo del telefono, mi fece sobbalzare, quasi ne sentissi il presagio. Era la dottoressa Patricelli del San Raffaele di Milano che mi comunicava l’esito delle indagini genetiche: positiva al test sulla sindrome di Rett. Oh!!!!!!
Sospirai, tremando come una foglia, con la voce rotta dal pianto chiesi cosa significasse, a cosa andavamo incontro?
“Mi dispiace!!Venga domani che ne parliamo”. In quel preciso istante, il mondo mi crollò addosso.
Passai dalla voglia cocente di urlare al mondo PERCHE’ ed ancora PERCHE’ al mutismo impenetrabile, timorosa di uno sguardo troppo indagatore; sospettosa, guardinga. Guai a chi osava nominarlo! Anche ora, a distanza di anni, tremo e piango perché, le ferite sono sempre lì pronte a sanguinare.
E’ l’odore del mio sangue che mi riveste, dolore ancestrale ed arcaico, intraducibile, incommensurabile. Scorro le parole di nonna Grazia (dalle pagine di New Entry di qualche tempo fa), ammirandone l’arguzia con cui parla della solitudine, tarlo invisibile che rode l’anima ed il corpo. “La signora solitudine” è un’arma a doppio taglio; è audace e feconda, ti sprona e ti spinge a cercare la vita, la luce diafana del giorno che si apre tinto di azzurro e di oro. L’ho vissuta e ben la conosco, nell’isolamento, per  trovare un perché ed un senso a questo strano bizzarro destino crudele che aveva voluto mettermi alla prova duramente. In ogni viaggio ci sono scelte e deviazioni, luoghi verdeggianti e burroni; il buio e la desolazione…sta ad ognuno di noi trovare la forza di stemperare e sorridere anche quando tutto sembra perduto; quando nessuna mano bussa alla nostra porta ed il vento continua a spirare selvaggio sbattendo  furiosamente contro le imposte, dietro cui due occhi azzurri come il mare osservano silenziosi la vita che scorre.
“O, RINNOVARSI O MORIRE” (NIETZE)
Così  mi presi per mano, strinsi forte le mani calde e morbide di Vittoria e mi specchiai nei suoi occhi: grandi, luminosi, espressivi, vivi, teneri, dolci, appaganti.
Mi lasciai condurre dalla voce del cuore, avevo un preciso dovere verso di lui... presi il telefono e composi il numero della referente regionale dell’air.
“Sono pronta ad aiutare l’associazione.
Se avete bisogno, sono qui”.
Rimase meravigliata, Gabriella, titubante e sorpresa. Quando mio marito rientrò gli raccontai il tutto.. mi guardò stupito, chiedendo se fossi sicura e felice della scelta che avevo fatto. “SI”, risposi, inclinando lievemente il capo. Iniziai a camminare con fede e col sorriso; a passeggiare per le strade di Remedello con serenità e a testa alta, perché mia figlia era dono di Dio, grande, unico e mai, a nessuno, avrei permesso che venisse messa da parte, a costo della mia stessa vita. Gettai semi a piene mani, con spavalda timidezza, senza pensare troppo al domani, ma vivendo il presente, l’ora, il NUNC!!! Sento che il Buon Dio ha grande misericordia di me, essere infimo e timoroso, perché procura di mettere quotidianamente sul nostro cammino, di famiglia, delle perle preziose. Questa mattina, per caso, mi sono recata all’ufficio postale. L’occhio è caduto su un cartellone colorato dove spiccava con toni colorati, il nome dell’AIR!!!
Stupefatta ho chiesto alla signora presente, Albertina, se sapesse qualcosa… !
Ha riferito che c’era stata una riunione dove  tutti si erano dichiarati d’accordo per  devolvere il ricavato del “BRASAROL” alla ricerca genetica, per la bambina; che voleva essere una sorpresa per me!!
In quel momento non  sapevo se piangere o ridere. Chi ringraziare?  “Il signor Carlo Castagna, presidente degli alpini”.
Arrivata a casa, subito ho cercato il numero sulla guida per ringraziarlo del grande gesto e sensibilità. Sembrava imbarazzato, emozionato…. Bisogna sempre osare e gettare semi; essere un poco come la vedova importuna del vangelo che chiede e ancora chiede per Amore, perché la speranza non venga mai a mancare, luce viva, fiamma ardente che rischiara la notte assorbente. Vittoria sì è appena svegliata. Rannicchiata sotto le coperte, le piace guardare il camino che scoppietta allegramente mentre fuori la neve continua a scendere copiosa. Farfuglia e sorride. Le piace seguire il movimento delle mani che  corrono veloci sulla tastiera. “Mam-ma”. Fra non molto  andremo da Maggy, a cavallo. Le piace cavalcare, lasciarsi coccolare dai movimenti ritmici ondulatori.. lo carezza, sotto il mento, nella zona più morbida e sensibile dell’animale. Un grazie di cuore a tutti, a coloro che non si stancano di ascoltare i miei lamenti; gioie a mozzafiato per ogni conquista di Vittoria.
Milena la mamma di Vittoria e di Celeste

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