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Maschere

Forse non tutti sanno ( l’ho imparato anch’io da poco) che la parola “persona” significa “maschera”da “persu”, antica maschera del teatro etrusco, usata dagli attori soprattutto in spettacoli cruenti. In tutte le civiltà sono esistite maschere, per nascondere il volto degli attori e attribuire loro ruoli diversi. Quest’anno sta già volgendo al termine il Carnevale, che si concluderà in allegria con sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati, singole persone che vestiranno panni altrui. Attori improvvisati che si immedesimano per un giorno in personaggi dall’antichità fino ai nostri giorni, dalla mitologia, alle fiabe, alla politica, con poesia, ironia, la fantasia non ha limiti! In Italia ogni regione ha maschere tipiche, dal personaggio burlone a quello cattivo, specchio di vizi e virtù di ogni ceto sociale, alle quali si aggiungono di anno in anno nuovi soggetti e nuove caricature. Anche ognuno di noi, nella vita quotidiana, indossa spesso delle maschere, non così evidenti come quelle sopra citate, ma sempre di maschere si tratta. Ci caliamo in ruoli diversi a seconda delle situazioni, dei luoghi e delle persone con cui dobbiamo relazionarci. A volte a fin di bene verso gli altri: per non farli soffrire, per consolarli. Altre volte per noi stessi: per autoconvincerci che stiamo bene, per non far trapelare i nostri sentimenti, per fingerci migliori di come siamo, per raggiungere obiettivi. Quando la maschera porta buoni risultati, quando fa del bene…bè allora ne vale la pena. È una deprecabile abitudine invece quando è sinonimo di falsità, di scelta consapevole per ingannare chi in buona fede ci crede sinceri. Nella vita, diceva Pirandello, si incontrano pochi volti e molte maschere, e purtroppo spesso è vero. Non si diventa mai abbastanza forti per non soffrire di fronte alla falsità di una “maschera” traditrice o comunque deludente nei nostri confronti. Utile invece a se stessi e anche a chi ci sta vicino imparare ad indossare la maschera del sorriso, che non vuol dire essere felici a tutti i costi o indifferenti o peggio insensibili alla sofferenza. Tutt’altro: vuol dire tenersi dentro i propri dolori, non scaricarli addosso a chi convive già con i suoi, fare del sorriso la prima medicina per alleviare i nostri pesi sul cuore, sorridere delle cose belle che comunque la vita ci offre, traendo forza da queste per affrontare meglio il faticoso viaggio che spesso dobbiamo percorrere in salita.
Ornella Olfi

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