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Quale sanità e assistenza nel futuro?

Sta destando scalpore e preoccupazioni l’ultimo rapporto OCSE (Report Ageing debate the Issues) dedicato all’invecchiamento sempre più esteso della popolazione over 65 ed al consequenziale fabbisogno sanitario che risulterà sempre più difficile garantire. Pur essendo di fronte a cambiamenti demografici già abbastanza noti, risulta doveroso evidenziare che, a partire dall’Europa, tutto ciò si svolge con ritmi molto diversi; ne deriva che, sia l’impatto sociale che le eventuali proposte tendenti a mitigarne le negatività, non sono univoche pur avendo dati di riferimento analoghi. Anche per queste ragioni, almeno per ora proverò semplicemente ad elencare alcuni dati certi, affinché ognuno possa prender coscienza dell’esistenza del problema e, in una fase successiva ,fare delle proposte:
- A Novembre del 2015 la popolazione Mondiale era di 7,38 miliardi di persone
- Gli ultra 65 anni sono circa il 12% ovvero quasi 900 milioni di persone
- Nel 2050 la popolazione Mondiale sarà di 9 md di persone.. Gli ultra 65enni saranno più di 2 md. Entro quell’anno, ci saranno più ultrasessantenni che ragazzi sotto i 16 anni; sarà la prima volta nella storia dell’Universo.
Come si può ben vedere il problema dell’invecchiamento riguarda tutto il Mondo ivi compresi i Paesi in via di Sviluppo.
Per la prima volta l’agenda del Sustainable Development Goal( agenzia dell’Onu per lo sviluppo sostenibile) riconosce che occuparsi degli anziani è parte integrante di ogni processo di sviluppo; finora l’esistenza di una persona era stata considerata divisibile sommariamente in 3 periodi: -infanzia(dipendenza) -età adulta(produttività) -età avanzata (dipendenza)
Gli autori del rapporto riconoscono che tale suddivisione, per quanto riguarda la dipendenza degli anziani è assai lontana dalla realtà perché gli anziani rappresentano sempre più frequentemente una grande risorsa economica a disposizione della famiglia, un insostituibile pilastro dello prestazioni sociali nel prendersi cura dei nipoti, un esercito sterminato di persone impegnate nel volontariato sociale. Insomma non siamo semplicemente “vecchi” pieni di malanni , dementi, affetti da varie cronicità, disabili più o meno accentuati. Fra di “noi” vi sono maestri, artisti etc... ma, soprattutto “persone in grado di badare ad altri”, quasi sempre gratuitamente e con grande impegno .
Secondo gli esperti dell’Ocse l’invecchiamento planetario è determinato dal semplice binomio: si fanno sempre meno figli - si vive sempre più a lungo. A titolo di esempio si evidenzia che negli anni 70 la media dei figli nei Paesi OCSE era di 2,7 per donna mentre oggi siamo a 1,7 cifra non in grado di garantire l’equilibrio complessivo necessario a coprire le morti. Questa tendenza è assai generalizzata. (in India negli anni 70 nascevano 5,5 figli per donna , oggi sono 2,5). Questi fenomeni (invecchiamento-riduzione nascite) avranno importanti ripercussioni sociali del tipo: lavorare di più per avere diritto alla pensione.
Tuttavia il problema più impellente rimane quello dei Sistemi Sanitari in quanto i “modelli sanitari” finora prevalenti non hanno tenuto conto a sufficienza delle reali necessità assistenziarie delle popolazioni; continua infatti a prevalere un “sistema sanitario” basato sulla costruzione di nuovi ospedali dotandoli di attrezzature innovative assai costose, in parole semplici un “sistema” orientato a migliorare sempre di più i servizi per gli “acuti”. Ma l’invecchiamento della popolazione non permette più di rinviare un cambio di direzione: occorre spostare l’attuale baricentro imperniato sulla cura di episodi acuti poco rilevanti, verso la moltitudine di necessità degli ammalati cronici, conseguenza primaria dell’invecchiamento generale Ma allora che fare?
Le ricette sono numerose e diverse.
Per ora limitiamoci ad osservare che i Pensionati del terzo millennio avrebbero bisogno come gli altri, di una buona salute, una bella casa in cui vivere e magari qualche risorsa economica sufficiente ma ahimè non sarà sempre così. Sempre un Rapporto Ocse, Pensions at a glance 2013,(traduzione brutale: dai uno sguardo subito) sottolinea come oggi la stragrande maggioranza dei pensionati nell’area OCSE ha uno standard di vita analogo se non superiore a quello dei lavoratori attivi e ciò avviene perché il pensionato odierno ha trascorso il periodo attivo sovente con un posto fisso, con un lavoro continuo e mediamente ben retribuito ma domani avremo di fronte una generazione che è stata spesso inoccupata/disoccupata o comunque malpagata anche per lunghi periodi e che comunque usufruirà di sistemi previdenziali assai meno generosi, salvo poche lodevoli eccezioni. Aumenterà il divario fra chi guadagna molto e chi molto poco
La vecchiaia prossima che riguarderà i nostri ragazzi, i nostri nipoti, potrebbe essere assai meno dorata della nostra e noi dovremmo cercare o almeno tentare di opporci con tutti i mezzi a questa palese disuguaglianza.
Tino Fumagalli

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