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LE AVVENTURE DOPO LE CASCATE

(Dove le cascate sono sia le cadute che i fiumi quando si tuffano di testa in qualcosa di ignoto)

Era l’anno 1962 quando il Conte Mario Bagno si presentò alle porte del piccolo borgo medioevale di
Consonno, vicino a Olginate (LC), con il sogno di costruire una vera e propria città in cima a una montagna. Bagno distrusse le case dei contadini, fece addirittura esplodere una parte di montagna per migliorare la vista panoramica, fece portare una cannoniera direttamente da Cinecittà, fece costruire una galleria commerciale in stile arabeggiante con minareto (che nell’ultimo piano ospitava dei piccoli appartamenti per le vacanze), una pagoda cinese, un castello medioevale come porta di ingresso oltre a un albergo di lusso, l’Hotel Plaza, e fu così che Consonno divenne la città del divertimento con un panorama mozzafiato. Qualcuno asserisce che perfino i Dik Dik, Fausto Leali, Rita Pavone, Mina e Pippo Baudo fossero spesso lì mentre oggi invece si asserisce sia diventato un “luogo di culto” di alcune sette ed altri sgranano gli occhi e chiedono “Consonno?? E che cos’è?!” quando chiedi loro se ci siano mai stati. Il 20 Marzo, il mio ultimo giorno da ventottenne, la vigilia del mio compleanno, la vigilia del mio primo incontro sulla scrittura con gli studenti dell’Istituto Superiore “Oscar Romero” di Albino e la
Giornata Internazionale della Felicita’, insieme ad alcuni amici che sopportano (e supportano) le mie follie, sono andata a cercare questa ingannevole (e benedetta) Felicità nel posto dove non sempre te l’aspetti. In una città fantasma: Consonno, appunto.
Il viaggio verso Consonno ha l’odore di shampoo e ammorbidente. Sembra un viaggio di quelli da film, dove corri lungo la strada e la strada corre con te. Con fare sbattuto guido e lascio cadere la testa al poggiatesta. Che caldo. Preferisco i finestrini abbassati all’aria condizionata, almeno all’inizio, almeno per un po’. E’ la vigilia del mio compleanno, tutto il resto è noia. Ho ancora paura del buio e dei fantasmi ma voglio lasciare a Consonno un po’ dei miei, di fantasmi. Io e i miei pensieri. Io e i miei respiri. Io e la mia musica. Qui a Consonno c’è’ il sole.
La “Las Vegas della Brianza”, frutto di un pensiero folle di un imprenditore senza scrupoli, è li, davanti a me e non ho il minimo broncio per quella “puzza di umanità’” che a volte mi disturba quando me la ritrovo in un luogo che voglio visitare e tutte quelle altre menate che a volte mi faccio.
C’è’ l’ex minareto che sovrasta tutto e tutti, una Chiesa ancora intatta, una grande pista da ballo, un
ex hotel che diventò poi una casa di degenza per anziani, una piazza, un cimitero, un camioncino arrugginito della ditta dell’ex Conte Bagno, perfino un trenino e anche se tutto è stato distrutto dal rave party del 2006 e logorato dal tempo che passa, secondo me è tutto perfetto e noto subito una ragazza molto carina, una piccola donna con dei lunghissimi capelli neri. Non serve a nulla perché il mistero che aleggia su Consonno è più forte dei suoi fortissimi capelli. Cammino lentamente tra le rovine, osservo, faccio qualche foto con il cellulare, entro in quelli che
un tempo erano negozi e case di chi li ci ha abitato per un po’ di tempo mangiando una mela rossa nel tentativo di togliere il medico di turno. No, non è vero, lo faccio per dissetarmi. Lo scheletro del minareto è come la carcassa del dinosauro poggiato sul fianco della collina. Percorrere i suoi corridoi è un po’ come essere nel ventre del Titanic.
-Non sali in cima al minareto Ju’? Ci sono delle persone su...-
-No Silvia, ho paura. Al massimo osservo chi ci sale, che facce hanno...-
Questo me l’ha insegnato la vita: osservare. Ci sono un po’ di persone a Consonno. Alcuni bambini giocano provando a costruire un piccolo castello di sabbia, i grandi provano a far pace con i loro castelli di rabbia. Mi tuffo dentro all’ex hotel, al buio.
Questo buio mi accarezza.
-Quando esco vado ad uccidermi con un Magnum al cioccolato fondente-, penso tra me e me.
Questo 20 marzo 2016 è stupendo. Il cielo sopra di me è magnifico. Il resto è una foto sfuocata, sorrisi di sconosciuti, fiumi di sabbia e occhiali da sole. Il mio “Magical MagicalMisteryy Ju Tour” in semi solitaria. Il mio piccolo viaggio fino alla fine di me.
Ho visto il mio passato tra quelle rovine, per l’ennesima volta ho visto tutta la mia creatività, il mio entusiasmo, il mio essere cosi ingenua nel vedere il bello nonostante tutto. E ho visto tutto questo in un paese che da trent’anni non esiste più e ho pensato: “Io non sono come voi”. No, io non sono come voi. Ma soprattutto...non lo sarò mai. Ho stirato il mio cuore, ho fatto volare il mio spirito e ho dato voltaggio alla mia anima. Sono viva. Nessuno mi tarperà le ali. Sono un uragano e non lascerò mai più che niente e nessuno plachi anche solo una goccia del mio puro entusiasmo. E’ il mio momento felice e devo esserne consapevole perché non sarà per sempre. Io lo so che la felicità non è per sempre ma ho dimostrato, ugualmente a me stessa, che esiste.
Mi lascio il minareto alle spalle, salgo su un mattone mezzo rotto, apro le braccia, chiudo gli occhi, sento il vento in faccia e faccio quello che non voglio che faccia mai nessuno: mi tocco i capelli.
Quando li riapro guardo di là e la vista sono le luci intermittenti di un aereo che sta per decollare, altro che buio. Che scherzo è stato?
E’ stato come preparare una festa e sentirsi dare buca da tutti e poi, accendendo la luce di un’altra
stanza, essere investiti da una sorpresa.
Grazie Consonno, è stato bello. Bellissimo.
Sei stato la mia grande, grandissima sorpresa.


Perché la scrittura, alla fine, è qualcosa di astratto, etereo, speciale. Non la tocchi ma la senti e la senti tantissimo. Nel profondo ti prende, ti prende e non ti lascia più.
E’ Bellezza pura.
E provi a cercare storie in tante altre cose, nelle cose che fai tutti i giorni, nelle persone che incontri, nei luoghi che visiti. Ma non c’è niente di così forte, mistico e stupefacente.
C’è della scrittura anche negli occhi di chi ti guarda e nel silenzio di un’alba.
C’è e bisogna saperla sentire e ascoltare.
E’ una scrittura diversa, è una scrittura altrettanto eccezionale. Non c’è niente come la scrittura ma la scrittura si nasconde in tutte le cose. Vibrazioni di suoni nell’aria. Ovunque.
La scrittura rende ogni cosa possibile e immutata, mentre ti cambia.
E L’anima si riempie, si nutre.

Sempre accanto,
Vostra
J.

Potete seguirmi su Facebook sul mio profilo privato La Ju Franchina,  sulla mia pagina artista La Ju
o leggere tutti i miei articoli sul mio blog
a questo indirizzo:  alegraaa.blogspot.it

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