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Nonni digitali

Cari nonne e nonni attenzione, non fatevi scavalcare! Siamo abituati ad associare le nuove tecnologie e la realtà virtuale (Internet, cellulari, tablet,  sociale network) ai giovani e alle persone in età lavorativa. Eppure una grande domanda di digitale arriva sempre più dalle persone anziane, quelle  che a fronte di una riduzione delle capacità di movimento, di esperienza diretta del mondo, di nuove relazioni, cercano modi nuovi per continuare a fare le  cose di un tempo e la possibilità di farne di nuove. Le applicazioni del digitale nella nostra vita quotidiana saranno nei prossimi anni così rilevanti, per la salute, per la gestione della nostra economia, per accedere all’informazione,  per comunicare con gli altri,  che investire sulla  cultura digitale della popolazione più anziana mi pare una priorità assoluta. I dati infatti non sono confortanti. Una ricerca dell’università Cattolica (2015), compiuta su 900 persone, ha messo in evidenza che solo il 20,3% di quelli tra i 65 e i 69 anni e il 13% di quelli tra i 70 e i 74 anni hanno un uso settimanale o quotidiano del computer. La percentuale scende se si considerano portatili, tablet e smartphone. Mediamente sono gli uomini i più digitali, ma le donne sono spesso più desiderose di imparare. A Facebook sono iscritti il 9,7% degli uomini e il 5,5% delle donne, Twitter ha percentuali molto basse, anche qui prevalgono gli uomini. Sono le donne che rischiano di rimanere particolarmente escluse dal digitale, soprattutto se si sono prevalentemente dedicate alla famiglia e alle attività di cura. Dobbiamo correre ai ripari. Molto si deve fare per diminuire il divario di competenze digitali tra le generazioni, le aree geografiche, i generi. Superando tanti pregiudizi e tante pigrizia diffuse. Possedere un telefono cellulare ed una connessione internet può consentire di parlare con i nipoti e di vederli crescere quando sono lontani; nuove applicazioni possono garantire il monitoraggio della salute, ricordare di prendere una medicina all’ora giusta o di bere d’estate, di tenersi  collegati con amici e parenti nelle lunghe ore d’ospedale o quando si vive da soli. Non è vero che la voglia di imparare cose nuove è esclusiva della giovane età.  Anzi. È proprio quando aumenta il tempo a propria disposizione che il digitale può continuare a tenerci vivi, ad accrescere le nostre conoscenze, a farci vedere cose che  neppure sapevamo esistere, a trovare modi nuovi per sentirci amati dagli altri e per renderci presenti nelle vite di chi amiamo. I miei figli le cose più tenere le scrivono ai nonni su whatsapp. Il messaggio arriva in tempo reale, fresco e immediato come un bacio. E i nonni rispondono, adeguatamente istruiti dai nipoti.

Articolo tratto da “Città Nuova” di Elena Granata
Un grazie a Nonna Grazia che  è la fatto pervenire.

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