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In ricordo di Franco Bolsieri

Piccini, si era, bocca dischiusa, braccia appese lungo i fianchi, nel core un mare di sogni da inseguire. Lesti i passi, di un mattino settembrino,dal cielo velato che ci portava lesti, mano nella mano, in fila indiana, in visita alla falegnameria “Bolsieri Franco”. Ricca l’emozione che ci faceva sorridere, accesa la fantasia, avido il sapere.
A distanza di anni, ancora ricordo il sapor dolce, odore intenso di legno, tanto buono, fino, saporito da far nascere il desiderio di affondarvi capo e mento. Si spostavano, come carezza, le mani del signor Bolsieri, bianche, grandi,impollinate da fine segatura color ambra.
Con tono sommesso, umile, llustrava, spiegava, del  figlio, nostro compagno di classe, Michael ne cercava lo sguardo, l’attenzione, in noi facendo nascere passione ed interrogazione.
In ordine stavano gli arnesi, lindi, amati, pronti a divenire mezzo, espressione d’amore.  
Amore per il bello, per la voglia di dare vita, forma, colore,calore.
Ticchettio ingordo il tempo rapiva, umile postura invogliava all’ascolto. Dappresso, in un angolo, muta, ristava la moglie, divertita dal cicaleccio d’imberbi. Ricordo dolce accompagna cammini, rivela incrinature, svela sfumature. Le stesse di un tempo, calde, rincorrono tracce. Un gesto, nel core, nella memoria, impresso rimane. Era leggero tocco soave, il suo, premura quella che con dedizione, a piene mani, regalava ad ogni venatura, frammento di materia vivente. Medesimo ardore, forza, tempra che nella senilità l’ha accompagnato, fortificando prove e sofferenze con remissiva accettazione.
Nel sentire, toccare, odorare la morte farsi complice amica, malinconia riannoda fila composte.
Si fa minuto il canto,velato di nostalgia commozione nel riudire battito di piede  farsi distanza astratta, lontananza. Ed è allegria, gioia,quella che voglio tingere, narrare, di te raccontare in questo momento di estremo dolore e distacco.
Era divenuto, nel tempo, lento il passo, incespicava, ma tenace continuava il cammino, ai passanti rivolgendo saluto riservato,umile.
Incontrandosi i nostri occhi, in un istante riconoscendosi, ammiccavano con riservata dolcezza.
Un mazzo di rose bianche, segno di omaggio e di riverenza, voglio nel cielo gettare, per una vita che la vita ha saputo amare sino in fondo, dal legno traendo bellezza ed energia, forza vitale, fascino  da trasmettere, con parsimonia generosità, a chi in ascolto si mette. Limitare si pone innanzi, rigido, austero, delimita, arresta passi. Oltre lo sguardo volge, verso l’eterno, verso dove la morte è un soffio e la vita rimane, fissata, indelebile, tangibile, assoluta. Un saluto, il mio, il nostro, che vuole essere un arrivederci, ci rivedremo certamente dopo.
Imbrunisce l’ora, a breve l’ombra seco condurrà scie di pensieri, ricordi, palpiti, emozioni.
Nel palmo di mano   colte, in omaggio, a te donate in segno di vita che muta forma, basterà tendere la mano, affondare lo sguardo per risentire fragranze saporite.
Milena, la mamma di Vittoria e Celeste

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