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Testimonianza di una mamma

“Certo è fuori, ma non dal mondo: proviene da un luogo dove valgono altri codici, altri segni, altre bellezze, che lui trasferisce qui, quando vuole e come può”.

Sono la mamma di una ragazzina autistica di 13. Verso i 18 mesi abbiamo deciso di portarla da un  neuropsichiatra perché avevamo la sensazione che qualcosa non andava e ne abbiamo avuto la certezza. Nostra figlia aveva un grave ritardo psicomotorio che con gli anni è stato chiamato con il suo nome:
AUTISMO CON GRAVE RITARDO MENTALE.
Davanti a questa prova della vita abbiamo dovuto “sorridere”, affrontando con fatica e responsabilità questo lungo cammino cercando di essere positivi e non facendoci inghiottire dalla
disperazione. Abbiamo iniziato con terapie di psicomotricità, fisioterapia e l’alimentazione senza glutine, lattosio e zuccheri. Man mano che nostra figlia cresceva faceva piccoli passi avanti ma il divario con i coetanei era sempre tanto. Durante questo periodo B. ha frequentato prima una scuola materna statale, successivamente è passata alle elementari. Questo percorso è stato molto bello, sempre circondata da insegnanti competenti, amorevoli e compagni premurosi. Quest’anno ha cominciato una nuova avventura: la prima media. È molto serena, l’ambiente è molto bello, insegnanti e compagni hanno voglia di conoscerla. Questi sono stati anni molto difficili; inizialmente la realizzazione che nostra figlia aveva un deficit importante e di conseguenza l‘angoscia di riuscire a dare e fare il possibile per aiutarla. Con il tempo è arrivata la consapevolezza che i limiti di nostra figlia sono tanti, alcuni insormontabili, e quindi la decisione di aiutarla a rendere il suo quotidiano il migliore possibile, improntando il lavoro a scuola e a casa sulle autonomie. Questi bambini li possiamo chiamare disabili o diversamente abili, per me sono soprattutto dipendenti, nel senso che dipendono, e in casi particolari come il mio, dipenderanno sempre da qualcuno.
A volte serve un’infinita pazienza; nessuno ti dice qual’è il metodo più efficace per tuo figlio. Io faccio del mio meglio ma a volte mi arrabbio per sciocchezze. Purtroppo con lei non si può usare un metodo, non esiste una scienza esatta, serve solo tanto amore. Per un genitore è difficile interiorizzare il concetto che il proprio figlio abbia una mente particolare figuriamoci quando ci si trova davanti ai misteri di quella autistica. Tutti noi accettiamo i cambiamenti con moderazione e spesso è meglio che non accadano in casa propria. Secondo me, c’è più di qualche goccia di autismo in tutti noi. Di autismo si sa molto e nulla. Alcuni autistici hanno particolari abilità, altri gravi deficit ma tutti sono molto pignoli e più refrattari al cambiamento. Spesso penso che l’autismo sia un problema con troppe variabili e una sfida troppo difficile per tutti.


La Speranza è un essere piumato
che si posa sull’anima,
canta melodie senza parole e non finisce più.
Emily dickinson

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