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Diritto o carità?

Oggi,3 dicembre 2016,giornata mondiale della disabilità incorre disagio, mancanza, offesa. Cammino impervio, la ricerca, fatta di tentativi, speranze, passi avanti, ricordi, azzardi. Certezza che non viene, sfuma, dilaga,si concretizza nella magica bellezza di occhi di cielo, immensi, fonte di meraviglia. Vittoria, il nome di mia figlia. Occhi azzurri, come il mare in tempesta, disarmante la fragilità che la veste, arricchente la capacità di donare a piene mani dolcezza, un senso dando al nostro andare. Gigante ormai, prossima alla svolta che a breve la condurrà ad un bivio: appoggio ad un centro  diurno o ricerca di una scuola ove possa portare avanti la vita, nella normalità di gesti, pensieri, attraverso la CAA creando legami, relazioni e contatti.
Due gli anni, molti di più nel core rimestati con amarezza, quelli accorsi per  trovare accoglienza ed umanità, una scuola che abbia voglia di accettare la sfida, di osare. Tante le speranze, sogni, altrettante le delusioni che ci hanno portato, faccia a faccia, contro visi imbellettati di riso, braccia per finta spalancate, richiuse in un battito d’ali. Di cuore ringraziamo il dirigente Giorgio Tortelli e la professoressa Gabriella Galli; l’istituto comprensivo di Remedello, la dirigente Patrizia Leorati, che ci stanno affiancando in questo viaggio tanto semplice e tortuoso. Diritto o carità quello che si legge, chiede, esprime, che ti rimane impresso sulla pelle come segno indelebile? Oltremodo, oltre ogni dire, fare, aspettativa, umanità oggi ci è stato detto  a chiare lettere, senza mezze misure, che la presenza di un disabile grave all’interno di una classe rallenta l’apprendimento, limita, per chi il programma deve seguire “dritto e filato verso la meta”. Da genitori abbiamo risposto che se andare dritto con i paraocchi significa non guardare il mondo e le realtà che circondano, che bell’educazione si offre alle nuove generazioni!!
Che da sempre la bambina, nonostante le difficoltà, ha rappresentato una ricchezza per i compagni; spetta all’insegnante di sostegno ed ai curriculari trovare il modo per intrecciare due mondi, tanto vicini, tanto distanti. Che la mancanza non è stata solo nei confronti di nostra figlia ma di tutta la fragilità,della disabilità grave. Che il fatto di non avere spazi per aula di sostegno, anche qui casca l’asino in quanto una scuola dovrebbe attrezzarsi per creare ambienti idonei, sono solo scusanti, il vero impiccio è il non voler camminare, non avere magagne fra i piedi. Una cosa è certa, abbiamo detto, Vittoria andrà alle superiori, allo stesso modo con cui Celeste, nostra secondogenita, inizierà le elementari, la vita continua, nell’evolversi di gesti ed eventi, sfida di certo, ma tanto l’impegno, la speranza e la costanza che adopereremo per rendere la sua, nostra vita, ricca e generosa. Tutto questo non lontano da casa, a pochi passi, non in zone sperdute ma in un rispettabile istituto della bassa mantovana, il Falcone, nella persona del dirigente Giordano Pachera.
In tante occasioni, ho avuto l’impressione che la scuola, mano a mano, nel tempo, abbia perso “il senso dell’esser scuola”, dell’educare, accogliere. Poche quelle ancora che con grinta  si mettono in discussione, come la nostra di Remedello che fra le mille difficoltà, lottando, confrontandosi, ha cercato di trovare un filo conduttore, una linea giuda.
Mutando forma, essenza, divenendo, con orrore, per certi versi, “un’azienda” con un dare ed un avere, con conti da far tornare, con bilanci in bilico.. da parte lasciando il senso primo dell’esser scuola.
Di cuore si ringrazia l’istituto Don Milani di Montichiari, la dottoressa Covri ed il professor Porcaro che hanno ascoltato, sorriso con tenerezza dinnanzi ai nostri sogni, riflettuto, soppesato, indugiato ed infine, accettato Vittoria per lei riservando spazi per aula di sostegno, con un mare ancora di cose da definire, costruire, mirare e rimirare. Non è forse questa la vita? Costruire alternative, dare spazi, senso, unire, assemblare? Con tenerezza mi tornano alle labbra le parole del dirigente Tortelli “Io conosco Vittoria e non ho paura, perché le voglio bene e vedo che sta camminando, che abbiamo trovato nella CAA, dopo tanti anni, una via. Ma tanti hanno paura. Bisogna costruire “.
Che dire ancora? Saremo dico a Vittoria” un poco uragani, un poco lenti nell’apprendimento, con una mare di difficoltà e di gioie da cogliere.. a sera a volte si arriva sfiniti.. di notte si pensa e si ripensa .. ma santo Dio, siamo vivi e solo al Buon Dio è concesso di sapere e di concedere misericordia  .. nel frattempo stupiamoci, troviamo la capacità di meravigliarci e di sognare, di allargare le ali …”.
MILENA, LA MAMMA DI VITTORIA E DI CELESTE

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