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Ryan konnen sie mir helfen? Ryan puoi aiutarmi? (4^ parte)

Eravamo tutti schiacciati e respiravamo a fatica, l’unica cosa positiva è che non sentivamo il freddo pungente, ma la puzza dei cadaveri degli anziani che dopo notti di agonia morivano e delle nostre feci; erano insopportabili! Poi a queste sofferenze si aggiungeva la sete e la fame. Quel treno si fermava a quasi ogni stazione, difficilmente ci davano il permesso di scaricare i cadaveri e se ce lo davano, solo due o tre per vagone. Noi vedevamo le altre persone che camminavano lungo i marciapiedi della stazione che giravano lo sguardo per indifferenza davanti alle nostre urla per un goccio d’acqua.
Durante il tragitto, degli uomini si acciuffarono per cose banali e nella mischia riuscii a salvare un bambino di nome Lüdeke che aveva otto anni. Era biondo, con gli occhi azzurri e di carnagione chiara, mi assomigliava parecchio, mi disse anche di essere tedesco. Un bambino tedesco su un treno per bestiame?

Il treno si fermò di botto. Finalmente, dopo quattro giorni! Quando scesi dal treno morivo dal freddo. Il caos era totale: bambini e donne che piangevano, vecchi in preda alla disperazione e i cani da guardia delle SS che abbaiavano feroci. Quei neonati, quella scena! Indimenticabile... Creature bellissime, fragili, quegli occhi che non potevano capire cosa stavano guardando, quelle piccole manine attaccate ai maglioni delle madri, creature con la colpa di essere nate!!! Afferrate e buttate per terra e piantate una pallottola in testa davanti alle madri in preda alla disperazione. Lüdeke non voleva staccare le braccia dal mio collo. :-Dove è la tua mamma Lüdeke?- gli chiesi, egli mi rispose:-Non lo so l’hanno presa i soldati-. Annuì e gli chiesi:-Ma tu sai perché sei qui?- Lui mi disse:
-Presumo per debiti non pagati ai soldati nazisti e per avere ospitato gente ebrea nella nostra casa- Il suo accento era bizzarro, ma la grammatica della lingua italiana era corretta. Era di certo un bambino molto sveglio. I soldati urlarono:-Kommen sofort!- (Venite subito!). Mi avvicinai a loro ed un soldato mi portò via Lüdeke. “Oh no!” pensai “Non Lüdeke, non puoi portarmelo via”. Poco dopo i soldati decisero che noi donne dovevamo andare a destra per essere trasferite in un altro campo, gli uomini a sinistra, io correndo andai nella stanza dove misero i bambini. “Nessuno mi ha visto” pensai. In quella stanza una SS stava picchiando con un frustino da cavallerizza Lüdeke che non urlava, ma guardava con serietà e profondo odio la SS. Andai verso di lei e le bloccai il braccio. Le dissi:-Dieser Baby ist deutsch!- (Questo bambino è tedesco!). La fulminai con gli occhi e non intendevo abbassarli fino a quando lei non mi rispose:
-Welcher ist problem?- (Qual è il problema?). Io non volevo abbandonare Lüdeke così risposi:-Welcher ist problem? Wollen bleiben mit mein bruder-. (Qual è il problema? Voglio stare con mio fratello). Mi prese per la manica del vestito e mi mise insieme agli altri bambini, mi guardò con sdegno e mi disse:-Sie verbrennen-. (Tu brucerai).

Marta Ravasio

continua-5

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