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Ryan konnen sie mir helfen? Ryan puoi aiutarmi? (5^ parte)

Se ne andò. Che silenzio! Perché l’SS tardava a tornare? Perché il nostro destino era una scoperta, un viaggio ideato da sorprese assurde nell’inferno dei lager! Dovevo fare qualcosa: mi alzai, presi per mano Lüdeke, aprii la porta, due SS erano lì con i manganelli in mano, cercai di mantenere il sangue freddo e dissi:-Mein Bruder hat nicht das Gefühl sehr gut, ich muss ihn dringend auf die Krankenstation zu nehmen- (Mio fratello non si sente molto bene, devo portarlo urgentemente in infermeria). Avevo parlato in un tedesco un po’ impacciato, quelle persone avevano il potere di confonderti per ogni piccolo particolare, non sapevi più se era giusto o sbagliato ogni tuo gesto, se parlare e pensare ti avrebbero potuto uccidere. Una delle SS guardò la sua collega e le parlò, non capii nulla; si misero a ridere spudoratamente, chissà cosa si dissero. Acconsentirono e dopo averle sorpassate mi diedero un colpo forte sulla schiena con il manganello. Il campo dopo circa cinque minuti fu vuoto, non una mosca in giro. Quel silenzio ti permetteva di sentire i fiocchi di neve che si appoggiavano danzando sulla neve per terra. Chiusi gli occhi e tornai alla mia infanzia quando la mamma paragonava i fiocchi di neve a cotone che purificava il mondo. Lüdeke mi tirò il vestito per richiamare la mia attenzione ed io aprii gli occhi di botto, era come se un ago mi avesse infilzata. La testa mi girava. Lüdeke mi ricordò che dovevamo andare in infermeria. :-Scusami mi ero dimenticata- gli dissi. Lüdeke mi guardò stranamente:-Hai paura vero?- e come mentirgli? Tanto lo avrebbe capito. Lo fissai intensamente: era un bambino bellissimo:-Sì, ho paura Lüdeke. Ho paura di perderti-. Ecco l’infermeria, un cartello ci informava che era chiusa. Bussai allo stesso alla porta, una voce da dentro ci disse che l’infermeria era chiusa, Lüdeke cominciò a protestare in tedesco perché gli facevano male le mani. Un uomo con un camice bianco venne ad aprirci la porta e ci fece entrare. Ci disse di aspettare qualche secondo prima di entrare in ambulatorio. Ci sedemmo sulle sedie ed aspettammo il permesso del dottore. In infermeria la stufa era accesa. Volevo che tutto fosse un incubo, volevo graffiarmi, darmi i pizzicotti, ferirmi anche con un coltello se necessario, ma volevo svegliarmi, vedere i miei genitori, mia sorella, volevo andare a scuola. Cominciavo ad annoiarmi e ad avere paura nella sala d’attesa così mossi le mani molto velocemente; Lüdeke mi guardò:-Eva, ma la vuoi smettere? Stai calma no?- mi rimproverò, io gli risposi:-Scusami tanto…-. :-Cosa vuoi Eva? E non mentirmi…-mi disse:- Lüdeke, ti andrebbe di essere mio fratello?- gli chiesi, Lüdeke annuì. Il dottore fece cenno a Lüdeke di entrare in ambulatorio, gli osservò le mani e gliele mise sotto il lavandino facendo scorrere l’acqua fredda. Il dottore ritornò da me in sala d’attesa chiudendo la porta dell’ambulatorio, mi guardò e disse:-Lei è sua sorella?-. “Non potevo crederci! Era italiano!” Annuii con la testa e lui continuò:-Tedesca allora?- Annuii di nuovo :-Ma perché due tedeschi in un campo di concentramento?- Io risposi:-Per debiti non pagati ai soldati nazisti presumo e per aver ospitato gente ebrea nella nostra casa- Il dottore scosse la testa, lo guardai e dissi:-Ma scusi, che c’è di male?- :-Niente anzi… Io sono un ebreo italiano, ho pagato un prezzo salato per avere salva la vita ottenendo una carta di lavoro presso l’edilizia, come del resto hanno fatto altri ebrei… Ma come puoi immaginare non è servito a nulla, decisi di procurarmi una carta d’identità falsa, facendomi scambiare per un italiano e così sono finito in questo campo a continuare la mia carriera di dottore; ma credimi, preferisco fare il muratore nella mia città che fare il dottore in questo campo e vedere ogni giorno i miei compagni ebrei che vengono da me per farsi curare ferite profonde o per assicurarsi di non avere il tifo. Sai ho visto anche mia madre essere condotta subito nella camera a gas, non potei uscire per darle un bacio o per piangere sul suo corpo. Dovetti trattenere le lacrime, il dolore, ma soprattutto la rabbia e l’egoismo per non aver cercato di salvarle la vita. Potei solo pregare per la sua anima e per avere il suo perdono. Ma questo non è quello che volevo dirti. Aiuterò te e tuo fratello ad uscire da questo campo, ma dovete fare attenzione. Spero tu mi abbia capito-. Lo guardai cercando di studiarlo, cercando di capire se era sincero, se potevo fidarmi di lui o era soltanto una trappola? Chi consegnava ai nazisti persone “inutili o sbagliate per la propria patria” riceveva parecchi soldi. :-Sono italiana, il bambino non è mio fratello, ma è veramente tedesco. Se il suo racconto era una tattica per scoprirci, almeno salvi Lüdeke-. Il dottore riandò in ambulatorio e chiuse la porta a chiave. “Perché chiuse la porta a chiave? Volevo urlare il nome di Lüdeke”. Immagini violente affollarono la mia mente. Brava! Un’altra volta avevo confessato tutto a persone sbagliate; se avessi dovuto subire una tortura sarebbe stata quella della cucitura delle labbra.

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Marta Ravasio

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