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Ryan konnen sie mir helfen? Ryan puoi aiutarmi? (10^ parte)

John ci pensò un po’ poi approvò. Ryan uscì dallo studio e vide me seduta su di una sedia; alzai lo sguardo dal giornale che stavo leggendo e gli feci un debole sorriso, poi mi rimisi a leggere. Nulla mi interessava di ciò che c’era scritto fino a quando non vidi il volto di Hitler, che voglia avevo di strappare la pagina, ma dovevo crescere, dovevo capire che strappando la pagina con il volto di Hitler a lui non avrei procurato nessuna ferita. Mi alzai e, stavo per entrare nello studio di John quando Ryan mi afferrò per un braccio e mi disse:-Du nicht sien sein! Wird in meinem Bereich arbeiten- (Tu non sei più sua! Lavorerai nel mio campo). “Quanta freddezza!”Quella fragranza al muschio bianco si fece spazio tra le mie narici, mi sconvolgeva:-Non parlo bene il tedesco, sono stata in Italia per lavoro!- replicai con freddezza. Ma a chi volevo darla a bere? La freddezza non faceva parte del mio carattere! E il tuo sguardo, Ryan, mi fa capire che mi hai riconosciuta. Perché come mi hai guardata quella mattina, mi stai guardando adesso. :-Bene, bene- rispose -io parlo bene l’italiano-. Uscimmo dal cancello del campo maschile e ci dirigemmo con la macchina verso quello femminile che distava circa due chilometri. Giunti Ryan mi disse di aspettare sulle scale degli appartamenti nazisti. Poco dopo uscì con due tazze di thè caldo, si sedette vicino a me e mi disse:-Brava nuova SS-. Arrossii e gli chiesi:-Mi hai riconosciuta vero?-. Egli mi rispose:-Sì, è già la seconda volta che ti salvo la vita-. Lo fulminai con gli occhi e lui continuò:-Cosa pensavi che là saresti stata al sicuro?-. lo guardai di nuovo:-Qual è la differenza tra qua e là; il fatto che questo sia il campo femminile e non maschile?- gli chiesi, mi rispose:-No spiritosa, che John non ti ha riconosciuta, perché se solo lo avesse fatto tu non saresti viva. Mentre io che ti ho riconosciuta ti tengo sotto la mia protezione-. :-La tua protezione?- ribattei alzando la voce -Ma quale protezione? In che cosa consiste la vostra protezione? Farmi assistere ad un esperimento medico? Una specie di morbo di Pakiston molto potente? Preferisco morire-. Mi guardò :-Sai cosa darebbero tutti i prigionieri per trovarsi al nostro posto?-. :-Non sono solo loro i prigionieri- dissi -lo siamo tutti quì dentro, nel cerchio della guerra. Pensi che tu sia libero di fare quello che vuoi? Se tu fossi libero te ne staresti a casa con la tua famiglia. Quindi i prigionieri non invidiano noi, loro ci odiano e basta. Invidiano la luna splendida e luminosa, l’unica cosa che può dar loro conforto nelle notti piene di dolori-. Mi rivolse lo sguardo:-Hai ragione- mi disse -io non sono libero di fare ciò che voglio-. Lo scrutai, il suo volto era serio e pensieroso, ma prima che potessi aprir bocca mi disse:-Gli occhi sono lo specchio dell’anima sai?-. Non capii per quale motivo introdusse quell’argomento, ma risposi prontamente:-I tuoi non lo sono però, che specchio dell’anima può essere quel tuo blu?-. Mi rispose:-Quello che intendevo prima, cioè che non sono libero di fare ciò che voglio, significa che io non volevo fare il SS, ma dopo che John mi fece uccidere nostro padre che era su una sedia a rotelle e quindi come dice Hitler è un peso per la società ariana, mi costrinse a fare il SS visto che poi con la guerra posti di lavoro non si trovano tanto facilmente. Quindi il mio destino era ormai segnato-. Annuii e chiesi:-E tua madre?- fece una debole risata soffocata dal dolore e poi mi rispose:-È  morta molti anni fa, ma forse è meglio così, il marito ucciso, i figli nazisti; lei la donna che lottava sempre per la pace con dei figli nazisti? Non lo avrebbe potuto sopportare. Ora eccomi qua, solo-. Tacqui per qualche secondo e dissi:-Mi dispiace tanto. Quindi tu sei una SS che sa cosa vuol dire perdere delle persone care-. Annuii ed io proseguii:-Ti piace sapere che tutti questi prigionieri ti odiano?-. Sospirò lentamente ed io capii che avevo fatto una domanda sbagliata.                   

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