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Ryan konnen sie mir helfen? Ryan puoi aiutarmi? (11^ parte)

Sospirai anche io. Fissavamo tutti e due il campo, le baracche, ma non riuscivamo a vedere bene perché c’era la nebbia. Mi afferrò il braccio e disse:-Vieni?- :-No- risposi -vai pure tu-. Se ne andò lentamente e, solo dopo che varcò l’uscio della porta lanciai ancora lo sguardo verso le baracche e seppur non vi era alcun rumore all’interno dei campi, sembrava che in quelle baracche qualcuno gemeva e tanta paura mi tormentava sapendo che qualcuno piangeva e doveva farlo in quiete per non squilibrare quel silenzio di tomba che regnava nei campi. Mi alzai ed entrai negli appartamenti dei nazisti, aprii la porta della camerata femminile, accesi la luce e vidi le SS che dormivano nei loro letti. L’ultimo letto vicino alla finestra era vuoto, mi spogliai e mi misi sotto le coperte, ero molto stanca, ma nonostante tutto non riuscivo a prendere sonno, mi mancava Lüdeke, pensavo alle persone che amavo, alle orribili scene viste ed assistite in soli due giorni e che purtroppo sapevo, avrei dovuto assisterne a delle peggiori nei giorni avvenire. Mi avvolse un sonno leggero e pieno di incubi, furono le urla che provennero da fuori a svegliarmi. Mi affacciai alla finestra e vidi la scena più crudele di tutte: quella sera il gas nocivo era esaurito così uccisero alcune prigioniere e bambini buttandoli direttamente nel forno crematorio. Non riuscii a trattenere un urlo di disperazione e le SS si alzarono dai loro letti e si affacciarono anch’esse alla finestra. Altre SS vennero nella camerata femminile continuando ad urlare :-Was passiert? Was passiert?-. Ryan venne vicino a me che mi ero accasciata nell’angolo della stanza tremando dalla disperazione. Mi aiutò ad alzarmi e stringendomi tra le sue braccia mi disse:-Non è successo nulla…-. Mi accompagnò di nuovo fuori dagli appartamenti dei nazisti e continuava a ripetere che non era successo niente. Riprendendomi dallo schock, mi liberai con violenza dalle braccia di Ryan e urlai:
-Non è successo niente? Non è successo niente?… Ti odio! Ti odio Ryan! Falli smettere! Bastaaaa!-. Mi rimisi a piangere, le urla di dolore per le fiamme non smettevano, volevo morire, volevo cessare di vivere. “Uccidetemi come volete, anche con una morte lenta e dolorosa, ma vi prego fate che io muoia. Qualunque cosa sia sarà sicuramente migliore che assistere a queste orribili scene!”  pensai in preda al panico. Ryan corse verso i forni crematori, le urla cessarono e poco dopo mi si avvicinò, ma questa volta ero abbastanza lucida, rifiutai una sua consolazione bloccando le sue braccia con le mie mani e scostandomi un po’ di più da lui. Guardai la finestra della camerata femminile: mi guardavano tutti a bocca aperta attraverso il vetro domandandosi se era normale che io urlassi così guardando una scena quasi del tutto quotidiana. Poco dopo la luce era spenta. Possibile che la situazione non interessasse a nessuno? Ma provavano sentimenti quei mostri? Ryan mi si avvicinò di nuovo e senza che io potessi reagire mi strinse in un abbraccio. Cercai disperatamente di liberarmi, ma invano; ciò mi fece piangere ancora di più. Ero una SS che piangeva; che non riusciva a trattenere urla; che non si sarebbe mai abituata a tali scene; ma soprattutto che non aveva un suo orgoglio, odiavo i nazisti ed ero una di loro. Mi facevo consolare contro la mia volontà da uno di loro. :-Basta- mi disse Ryan -smettila di piangere, vieni, siediti- mi sedetti sulle scale mi coprii con la giacca che mi porse Ryan :-Sai a cosa servono i campi di concentramento?-. Continuando a singhiozzare risposi:-Stai scherzando? Credi che non lo sappia? A quali altri orribili eventi devo assistere Ryan? Quanti altri? Tanti?-. mi guardò e disse:-Non lo so. Davvero non lo so. È tutto un mistero quì, uccidono senza un perché, solo per il gusto di uccidere. Quindi sai a cosa servono?-. Sospirai e dissi:-I campi servono per punire e uccidere gli innocenti o sbaglio? Hanno solo la colpa di essere nati Ebrei-. Scosse la testa e disse:-No, non sbagli. Così deve essere. Quello è il nostro compito è quello che ti aspetterà! Prima cominci, prima ti abitui. Mi dispiace tu abbia dovuto assistere ad una tale scena, il gas era finito!- lo guardai:-Non devi essere dispiaciuto per me, ma per loro!- indicai con il dito il forno crematorio. Mi rimisi a piangere; più cercavo di dimenticare quella scena, più questa mi tormentava la mente.
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