NewEntry.eu - Autismo: il Mostro del Silenzio La Pescatrice di Voci (Quinta parte) - Autrice: Daniela Vanillo
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Autismo: il Mostro del Silenzio La Pescatrice di Voci (Quinta parte) - Autrice: Daniela Vanillo

Una storia sussurrata
a piccoli passi.

Per Maria è tempo di frequentare la Scuola Materna. La scelta, per volere del padre e dei nonni paterni, sarà peruna scuola di tipo cattolico gestita da suore. La scuola si trova proprio di fronte all’abitazione dei nonni paterni che ogni tanto potranno recarsi a prenderla al termine della giornata.
Maria non vuole frequentarla e la mattina viene trascinata sistematicamente dalla suora, all’interno dell’aula di accoglienza. Io con gli occhi la seguo impotente finché, non vedo sparire lei e il suo grembiulino a quadretti verdi e blu, nell’aula posta in fondo al corridoio.  Le solite voci mi assalgono. I benpensanti consigliano di insistere e che come tutti gli altri bambini di questo mondo se ne farà una ragione.  Ma lei vive in questo mondo ma a modo suo! Non c’è modo di farlo capire a nessuno!
D’altronde per gli altri: “È solo una bambina viziata che non vuole staccarsi dalla mamma, fa i capricci e non vuole parlare più, ma le passerà una volta che si sarà abituata”. Per me è uno strazio e la bambina si chiude sempre di più. Ci sono ripetuti solleciti da parte della direttrice volti alla richiesta di salutare e di stringere la mano in segno di saluto. Maria sembra non sentire ed attonita e assente si rifiuta. Giunta al secondo quadrimestre mi accorsi che Maria si spegneva sempre di più e che le insegnanti avevano sempre meno pazienza. La voce ormai affievolita quasi non si sentiva più e la bimba parlava con un filo di voce. Un giorno mi resi conto che aveva sui fianchi dei piccoli graffi e dei puntini rossi.  


Graffi e puntini rossi


Dapprima non ci feci molto casopensando che i segni, fossero dovuti ad una allergia od allo strofinamento dell’elastico di qualche indumento. Machiedendole ripetutamente di dirmi, se succedeva qualcosa che la mamma dovesse sapere, dopo giorni mi raccontò quello che stava succedendo. Non so come fece con la voce che le era rimasta, così debole e con l’attenzione che andava e veniva, a dirmi che per indurla a parlare, la suora le pungeva i fianchi con un piccolo attrezzo appuntito. Lo usavano anche ai miei tempi per realizzare dei lavoretti bucherellando un foglioprecedentemente disegnato.  

Allarmata e delusa chiesi ed ottennil’allontanamento della suora, quella responsabile dell’accaduto e ritirai immediatamente e definitivamente la bambina. Ero senza forze e decisi per il bene di mia figlia, che le avrei risparmiato i confronti e gli interrogatori e così non sporsi denuncia. Dopo il ritiro iniziai a girare per la città.  Lei era come un pacco postale indesiderato e con i problemi che aveva, sarebbe stato difficile trovare una scuola materna che facesse il caso suo e che midesse fiducia dopo questa esperienza. La bimba pian piano stava perdendo la voce e iniziava ad indicare utilizzando le mani. Da quel giorno sono passati sedici anni.
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