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SORISOLE: Storia, Arte, Tradizione...

Sorìsole (Surìsel in dialetto bergamasco) è un comune italiano di 9 027 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. È situato a circa 7 chilometri a nord dal capoluogo orobico.
« Sorisole e Ponteranica terre poste dietro le spalle della Città, quasi a piè de’ monti;
è più esposto Sorisole, dal quale forse trae il nome come se si dicesse “sorgente-sole” »
(Celestino Colleoni da Martinengo, Historia quadripartita di Bergomo, XVI secolo.)

Storia
L’origine del toponimo dovrebbe trovare origine da Siliceolae, con il quale si indicherebbe una località posta in prossimità di una strada selciata. Tuttavia questa non è l’unica ipotesi riguardante l’origine etimologica del nome, che potrebbe derivare anche dal nome proprio Surridius, oppure da super insulam, indicando un territorio posto a nord di quella che comunemente è conosciuta come Isola bergamasca. Anche l’attuale frazione di Azzonica, un tempo separata da Sorisole, ha un’antica origine, tanto che il suo toponimo potrebbe derivare dal nome personale Azzone, di chiara origine germanica. Tuttavia queste sono solo ipotesi, non accompagnate da elementi certi. Nella sua storia Sorisole ha condiviso spesso il proprio destino politico ed amministrativo con il vicino paese di Ponteranica, con il quale si trovava inserito già nella corte regia della Morla di epoca longobarda. Ed è a questo periodo che risalgono i primi documenti scritti che attestano l’esistenza del borgo: nel 747 un atto infatti riporta che alcuni terreni appartenenti al fundus di Sorisole vennero donati dal re longobardo Rachis al prete Limenone. Il periodo successivo fu caratterizzato dallo sviluppo del feudalesimo che, inserito nel contesto del Sacro Romano Impero, vide i due borghi finire in gestione alla diocesi di Bergamo prima, ed ai monaci della valle di Astino poi, come riportato in documenti e testamenti.
Dopo una breve parentesi comunale (documentata con atti risalenti al 1249), quell’epoca si caratterizzò per i violenti scontri tra le fazioni guelfe e ghibelline, che non risparmiarono nemmeno i borghi di Sorisole ed Azzonica.
Entrambi di fazione guelfa, rivestirono un ruolo di primissimo piano nello scenario delle lotte nella provincia bergamasca. Questo costrinse i paesi a dotarsi di fortificazioni intorno al nucleo abitativo.
Le cronache del tempo ci raccontano numerosi fatti di sangue, incendi e distruzioni negli ultimi anni del XIV secolo, con attacchi e rappresaglie a cui pose momentaneamente fine l’intervento di Galeazzo Visconti. La tregua durò poco, tanto che già nel 1404 i ghibellini della città di Bergamo attaccarono Sorisole e Ponteranica, distruggendo edifici difensivi e causando più di trecento morti.
La situazione si ribaltò due decenni più tardi con l’arrivo della Repubblica di Venezia che appoggiava la fazione guelfa. La Serenissima emanò una serie di privilegi ed agevolazioni per Ponteranica e Sorisole, che si erano apertamente schierate a favore della dominazione veneta durante le lotte che questa combatté contro il Ducato di Milano sostenuto dai ghibellini. Seguirono quindi secoli socialmente e politicamente tranquilli, con l’agricoltura motore trainante dell’economia dell’intera zona, considerata fiscalmente terra separata e quindi non soggetta a dazi ed imposizioni fiscali.
In quegli anni avvenne l’unione amministrativa tra Sorisole ed Azzonica i cui abitanti, aiutati dai rapporti privilegiati dalla Serenissima, formarono la compagnia dei Bastazi, una cooperativa a cui venne affidata la gestione e lo scarico delle navi nel porto di Venezia, prerogativa mantenuta fino alla caduta della Repubblica di San Marco, avvenuta nel 1797. Subentrata la Repubblica Cisalpina, diventata nel 1805 Regno d’Italia, con decreto del 31 marzo 1809 Sorisole venne aggregato a Bergamo diventandone una frazione e perdendo ogni autonomia amministrativa. Sconfitto Napoleone e passata la Lombardia agli Austriaci, con sentenza del 26 novembre 1815 ottenne la separazione da Bergamo ricostituendosi come entità autonoma.
Con la Seconda Guerra di Indipendenza Sorisole passò al Regno sabaudo. Le elezioni del 1860 nominarono Francesco Bacuzzi primo sindaco.
Il 26 settembre 1944 avvenne l’eccidio di Petosino. Otto partigiani, cinque nei boschi e prati vicini al paese e tre davanti all’asilo, furono trucidati da militi della RSI. Il giorno seguente venne fucilata la nona vittima.
Monumenti e luoghi d’interesse
Chiesa dei SS. Pietro apostolo e Alessandro martire
 
La prima pietra fu posata il 18 maggio 1704 in luogo dell’antica parrocchiale dedicata a Santa Maria. La progettazione fu affidata alla famiglia Micheli, stirpe di capimastri e architetti di Albegno, ma vi lavorò anche l’architetto Giovanni Battista Caniana.
 
Il pulpito
Fu consacrata il 12 aprile 1739, ma i lavori proseguirono ancora per molti anni. La facciata presenta statue di santi dello scultore Anton Maria Pirovano. All’interno le decorazioni a stucco della volta e delle navate, esempi di transizione dal barocchetto allo stile neoclassico, sono opera di Carlo Camuzio, membro della famiglia ticinese che lavorò anche nella Cappella Colleoni di Bergamo. La volta presenta cinque grandi dipinti, raffiguranti la storia di S. Pietro, realizzati da Donnino Riccardi a partire dall’agosto 1787. Nella prima cappella sulla destra è presente la pala con la Vergine tra i Santi Rocco, Cristoforo, Bernardino da Siena e Sebastiano, opera di anonimo del primo quarto del Settecento. Sul lato sinistro la prima cappella ospita il fonte battesimale in marmo della metà del XV secolo. Nella cappella successiva è presente la tela dell’Assunta, opera di Gian Paolo Cavagna dei primi dieci anni del XVII secolo. Sulle pareti laterali due opere di Francesco Zucco entrambe datate 1611 raffiguranti l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei Magi. Il pulpito fu realizzato in collaborazione tra i Caniana ed i Fantoni fra il 1746 ed il 1750. Pregevole è il coro in legno di noce, opera di Francesco Antonio Caniana e di Giovanni Sanz. Le grandi tele dell’abside sono di Mauro Picenardi, Francesco Silva, Vincenzo Angelo Orelli e Giovanni Raggi e raffigurano il martirio di S. Alessandro, il martirio di S. Pietro, l’offerta dei pani a Melchisedech, la moltiplicazione dei pani, l’Assunta. La chiesa dispone di due cantorie con organo e controrgano sui due lati della navata. Il vecchio organo nel 1725 fu smontato da Andrea Bossi e sistemato da Giuseppe Serassi. Nel 1779 i fratelli Andrea e Giovanni Serassi ne realizzano uno nuovo. Venne poi rifatto nel 1869 dai fratelli Parolini, nel 1903 da Luigi Balicco Bossi e nel 1979 da Emilio Piccinelli. In sacrestia vi sono i ritratti di numerosi parroci. Spicca quello di don Lorenzo Calvi eseguito da Vittore Ghislandi, più conosciuto come Fra’ Galgario. Sono pure presenti altri dipinti: quello di S. Francesco con il benefattore Lanfranchi di anonimo del secondo quarto del Seicento e la tela con la Madonna con Gesù Bambino, i dogi, una dogaressa ed un gentiluomo databile tra il XVI e XVII secolo, opera di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane. Fra i vari mobili di pregevole fattura è presente quello realizzato da Giuseppe Caniana eseguito dal 1752 al 1753.

Chiesa di San Pietro in vinculis
Prima parrocchiale del paese, non si hanno notizie certe sulla sua fondazione. In una relazione redatta il 15 settembre 1666 si scriveva che la chiesa era ritenuta fra le più antiche della diocesi. Probabilmente di epoca longobarda, il primo documento in cui è citata è datato 1º luglio 1184. Ne parlano altri documenti datati 23 febbraio 1250 e giugno 1337. Il titolo di parrocchiale passò nel XVI secolo alla Chiesa di Santa Maria. Il campanile in pietra, databile XII secolo, presenta una monofora su ogni lato ed è addossato al fianco nord della chiesa. La parete ovest presenta due strati di affreschi. I più recenti, risalenti al XIV e XV secolo, raffigurano Sant’Agata, la Madonna in trono con Bambino e Santa Caterina d’Alessandria.
Fonte: Wikipedia

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