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Facebook non è il bar davanti a casa

Questa verrà, con molta probabilità, ricordata come l’epoca dei “social network”, in particolare Facebook, che, a quanto pare, ha cambiato radicalmente le convenzioni sociali e non solo. È profondamente cambiato anche il modo che abbiamo di rapportarci con gli altri; nasconderci dietro lo schermo di uno smartphone o di un PC fa perdere completamente il contatto con il nostro interlocutore e le parole ci sfuggono (anche troppo!). Immediatamente tutti diventano giudici e giustizieri, tutti bravi, migliori degli altri, perfetti, puri e senza macchia. Siamo veramente così?
Ci lamentiamo degli altri e non ci rendiamo conto che “gli altri” siamo indirettamente anche noi, che facciamo esattamente la stessa cosa, ma dall’altro lato della medaglia.
Trovo, però, che si tocchi veramente il fondo in certi gruppi “a tema”, in cui tutti sembrano salvatori della patria e il “l’ho letto su Facebook” spopola come se fosse scolpito nella pietra e divenisse immediatamente più rilevante di una reale formazione. Per non parlare dei cumuli di foto per mostrare gli errori e/o le inefficienze degli altri, quando, invece si risolverebbe molto di più alzando il telefono e impiegando 5 minuti della nostra affollatissima giornata sui social per informare chi di dovere, risparmiando tempo e, spesso, umiliazioni inutili.
Cari leoni da tastiera, Facebook non è il baretto davanti a casa in cui potevamo dire di tutto con la scusa di aver alzato un po’ troppo il gomito, quello che viene scritto rimane (anche perché tutto ciò che viene pubblicato su Facebook diventa di proprietà dell’azienda stessa, che lo vogliate o no), quindi, spesso, come ci hanno insegnato da piccoli, conviene contare fino a 10 prima di aprire la bocca, perché se questa fosse davvero la nuova realtà, significa che ci siamo incattiviti al punto tale da non aver più l’umiltà di ammettere che siamo umani. Nonostante i nostri errori, i difetti, i pregi e tutto ciò che ci divide, siamo accumunati ad un’unica realtà: siamo umani. E possiamo sbagliare, possiamo vivere a modo nostro, senza nulla togliere agli altri, senza intaccare i diritti altrui, siamo liberi. Liberi, anche, di non apparire su Facebook sulla “bocca” (o bacheca, in questo caso) di qualcun altro, che, invece, non ha alcun rispetto per ciò che non gli compete e non gli appartiene.
Facebook è, indubbiamente, un mezzo potentissimo, ma, in quanto tale, necessita di essere maneggiato con cura. La cronaca nera, purtroppo, ci insegna anche questo. Forse, prima di scrivere il prossimo arrogante commento, possiamo fermarci 5 minuti e riflettere se ne valga veramente la pena, se possiamo scegliere parole diverse, se qualcuno potrebbe offendersi. Le parole scritte restano.
Paola

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