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CHIUDO GLI OCCHI

Nella sala d’attesa della stazioncina di montagna l’aria è immobile; solo quando entra il giovane uomo un refolo di vento fa muovere i fogli con gli orari ferroviari appesi alla parete. Entrato, si siede sulla panchina alla sua sinistra, c’è più luce e può riprendere la lettura del libro che tiene nello zaino. “Peccato che questi vetri smerigliati non lascino intravedere qualcosa di queste belle montagne” - pensa mentre toglie il libro che ha iniziato a leggere due giorni fa. C’è uno strano rigonfio nelle pagine dove lui ha messo il segnalibro, infatti all’interno trova un foglio piegato in quattro parti. Lo apre e sorride compiaciuto: ecco all’interno un disegno fatto dal figlio del suo amico Pier, quel bambino che adora e dal quale è chiamato “zio” anche se lui proprio suo zio non lo è. Sul foglio è disegnato un cuore enorme contenente la figura di un uomo con i capelli ricci, pettinati indietro, che sarebbe lui, ed un bambino con i capelli chiari, la maglietta dell’Inter, un pallone ai piedi del bambino e la frase “TVTB Zio da ALEX”. “Ti voglio tanto bene anch’io” dice fra se l’uomo. Ripiega il foglio e lo rimette nelle pagine del libro. La sera prima, quando ormai era quasi buio si era seduto sulla sedia a dondolo sotto il porticato della casa di Pier quando il bambino, già un po’ assonnato gli si era accoccolato in braccio.
- “La tua barbetta è un po’ bianca perchè ti sei spaventato?!”
- “No, non è per quello, sono i capelli che diventano bianchi quando ti spaventi. Forse è bianca perchè avevo tanto male”.
- “Quando tu domani torni a Milano, mi pensi’”
- “Certo che ti penso”.
- “E mi vuoi bene con la testa?”
- “Sicuramente” - toccandogli poi la cicatrice che spuntava dalla maglietta, aveva aggiunto:”Anche lui con questo?”.
Aveva appoggiato la mano sul cuore dell’uomo: “Sì, ti vogliamo bene tutti e due”.
Dopo un lungo sbadiglio, accarezzandogli la barba aveva aggiunto: “Anche io a voi due, ma a te di più”.
Il rumore della maniglia che apre la porta fa chiudere il libro all’uomo. La signora che è entrata guarda un attimo la panchina alla sua destra ma poi chiede con un sorriso: “Le spiace se mi siedo vicino a lei? Qui c’è più luce”.
“Nessun problema” - le risponde. Lui la guarda notando i particolari. Accidenti a me e ai thriller che leggo continuamente! Come gli investigatori comincio a notare i particolari: scarpe chiare sono mocassini della Geox, vuole camminare comoda e sicura; i pantaloni di cotone e la maglietta hanno il logo Benetton, ama i buoni tessuti, avrà una 46, sta attenta a quello che mangia; i capelli sono castano chiaro colorati e tagliati corti mi dicono che si tiene bene ed è pratica. Gli occhi sul verde-marroncino guardano in modo dolce, sorride in modo discreto. Non sarà invadente o chiacchierona!”.
Ma ecco che lei gli dice: - “Lei ama i libri!”.
- “E’ vero signora, come ha fatto a capirlo?”
- “Usa un segnalibro, non fa le orecchie alle pagine”.
-”Leggo tantissimo perchè a Milano gestisco una libreria”.
-”E’ stato qui in vacanza?”.
“Ho passato solo una settimana a casa di un mio amico, oggi torno a Milano perchè devo fare degli esami particolari. Anche lei in vacanza qui?” - le chiede il giovane uomo.
-”No, sono arrivata ieri perchè era il compleanno di mio figlio”.
-”Quanti anni ha festeggiato?” - chiede lui con curiosità.
Gli occhi della donna si velano per qualche secondo ma poi, ricacciate le lacrime dice: “ne avrebbe compiuti 41. Mi è mancato un anno e mezzo fa. Ho voluto che riposasse in questo cimitero tra i monti che amava tanto. Quando partiva per le sue arrampicate gli raccomandavo sempre di stare attentissimo ma a portarmelo via è stata una emorragia cerebrale. Avevo perso così anche mio marito, probabilmente era una cosa ereditaria. Quando a volte e parlava mi diceva che se fosse successo anche a lui dovevo chiudere gli occhi e che mi sarebbe stato vicino”.
-”Mi spiace, scusi non...”
- “Ma no. Non ha niente da scusarsi, anzi scusi lei che magari vuole leggere in pace!”.
- “Siamo arrivati in anticipo tutti e due a quanto vedo. Io l’ho fatto per non disturbare la moglie del mio amico Pier che mi avrebbe preparato una super colazione e lei?”
-”Per smettere di piangere...”.
Il giovane uomo abbassa lo sguardo sul libro indeciso se aprirlo e rimettersi a leggere perchè si sente quel nodo in gola che basta poco per farlo piangere. La signora lo sta guardand, lui con la coda dell’occhio se ne accorge, lei ha perso un figlio e lui sarebbe già morto se non avesse ricevuto... Quando riprende a parlare non sa perchè le racconta tanto di sè, lui che parla poco, a volte preferisce esprimersi con semplici gesti per far capire le cose. Le parla della miocardiopatia degenerativa congenita, riscontratagli da piccolo, ecco perchè si stancava facilmente, non era in grado di partecipare ad attività sportive. I genitori del giovane uomo erano proprietari della libreria perciò non potendo stancarsi nei giochi e nello sport, leggeva in continuazione. Dai medici c’erano solo la prospettiva di vita in seguito a trapianto visto l’aggravarsi delle sue condizioni. La sera del 30 ottobre di un anno e mezzo fa era stato avvisato dai medici che forse c’era un cuore compatibile perfetto per lui. Sospeso tra l’angoscia di una morte e di una speranza di una vita si era recato all’ospedale, era arrivato il consenso dei parenti e per lui la possibilità di una vita nuova. La signora inaspettatamente allunga una mano e la appoggia con infinita dolcezza sul cuore del giovane uomo.
“Cosa... no! Non sarà...! Calmo, devo respirare con calma e non agitarmi così, cosa faccio se è proprio come forse penso sia possibile...” - pensa confuso e impaurito il giovane. - “Mio figlio era iscritto all’Aido e sapeco ciò che voleva facessi... è stata dichiarata la morte cerebrale il 30 ottobre ed io ho solo rispettato le sue volontà. Mi hanno solo detto che il ricevente del cuore sarebbe stato un uomo giovane e le cornee andavano a Bergamo; io non avrei saputo il nome dei riceventi”. Lui le prende la mano e gliela tiene con discrezione premendola con dolcezza fino a quando lei sente i battiti del cuore del figlio. Il leggero sferragliare del treno in arrivo li fa alzare e tenendosi così vicini, quasi abbracciati, senza dirsi niente entrano nel vagone. Nella sala d’attesa della stazioncina di montagna l’aria è di nuovo immobile. Qualcosa fa muovere i fogli con gli orari ferroviari appesi alla parete.
Un refolo di vento? No, un battito di Ali d’Angelo.
“Chiudi gli occhi mamma! Sono vicinissimo!”.

Marta

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