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STRAORDINARIAMENTE...ADRIANO

A distanza di decenni le canzoni di Celentano sembrano ancora in grado di far sussultare un pubblico di adulti e di giovani com’è successo qualche sera fa all’Arena, a Verona. Per non parlare degli oltre 9 milioni di telespettatori che hanno seguito in tv lo show del molleggiato. Emozioni intense, profonde per chi conosce bene l’Adriano uomo, il carisma di una persona che in più di 50 anni di carriera a saputo sorprendere e diventare leggenda! E Celentano non si è risparmiato nemmeno in questo suo spettacolo multidimensionale. Lo ha detto efficacemente a suo modo: «Finita la serata ognuno di noi tornerà a essere solo nella propria casa, in attesa di un altro evento, tra 15 giorni o in primavera, che ci farà tornare a stare insieme». Eppure «stare insieme» significa essere legati da qualcosa che ci tiene uniti anche quando siamo soli. Ma noi questo qualcosa non ce l’abbiamo. Una volta ce l’avevamo, ma ora sta tornando. Si tratta di riconoscere il filo sottile che ha la potenza di legarci tutti insieme in un unico ideale. Non è questa forse un’esigenza che ciascuno avverte nel profondo del suo essere? La sensazione di smarrimento e di sconforto che ci prende davanti all’incalzare di notizie negative che ogni giorno ci vengono rovesciate addosso ci obbliga a interrogarci su quale sia il nostro destino e a cercare appunto “qualcosa” che possa diventare un porto sicuro nelle tempeste della vita. In fondo anche di fronte alla crisi che sembra non finire molto dipende da noi. È interessante per questo un altro passaggio di Celentano: «È assurdo e ridicolo pensare che quanto sta succedendo nel mondo sia dovuto a speculazioni economiche, la crisi ha radici molto più profonde. Le sue onde si sono propagate su tutta la terra, ma l’unico vero epicentro è in ognuno di noi. Noi siamo come tanti pezzi di un motore che non trovano più la via dell’assemblaggio, per la messa in moto di un mondo diverso». Che piaccia o no c’è molta verità in queste parole. È come se si fosse spezzato qualcosa che ha a che vedere con la capacità della persona di stare dentro la realtà, di fronte ai problemi, con tutto se stessa mettendo in gioco libertà, energia e intelligenza nel trovare una strada per andare avanti e per migliorare la propria condizione. In passato anche quando non c’era una spinta ideale, restava almeno quella del bisogno e della necessità. Si aveva fame. Oggi in mancanza pure di questa si ripiega, ci si ritira, incapaci persino di immaginare che le cose possano cambiare, oppure si recrimina e si sprofonda nel lamento e nel rancore. L’invito invece è quello di «ribaltare il nostro sistema di vita» combattendo «tutti per una stessa idea, la bellezza delle cose»: «Dove le verità non ci vengono rivelate dai governi o dai politici ma dalla vita stessa della natura, che non può essere abbandonata. E l’arte è nella natura e viene da Dio». Provocazioni che possiamo lasciar cadere nel nulla ma credo invece debbano farci riflettere ancora una volta sul nostro modo di vivere. Come del resto i testi delle canzoni di Adriano, colonne sonore della nostra vita che andrebbero riascoltate con attenzione scoprendo così temi attuali e spunti di meditazione. E` stato tutto un momento migliore, due serate da brividi, da pelle d’oca dove ogni performance, anche quando dimentica le parole, diventa un capolavoro... In uno scenario di luci e colori Adriano ha salutato il suo pubblico e ha lasciato la scena... Sì, ha lasciato la scena ma non il cuore di chi lo ama profondamente come il sottoscritto. Gianluca Boffetti

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